Il diritto d’autore su internet può essere realmente tutelato utilizzando il rigido concetto di diritto esclusivo?

Il diritto d’autore su internet è superato? Come può essere tutelato?

Stiamo assistendo ad un radicale cambiamento? Il diritto d’autore su internet sarà in grado di evolversi verso un nuovo equilibrio?

Molte le domande irrisolte. Superare le tutele restrittive del diritto d’autore può rappresentare un beneficio per la società? Il diritto d’autore su internet è realmente tutelato?

È possibile raggiungere un nuovo equilibrio tra il diritto d’autore, il diritto esclusivo che il titolare detiene sulle proprie opere e quella che è la libertà d’accesso all’informazione e alla conoscenza? E’ davvero utile e tutela l’autore il divieto assoluto di utilizzare le sue opere?

Si giungerà, prima o poi, ad un nuovo sistema integrato di tutele e libere utilizzazioni, di diritti e forme inedite di diffusione delle informazioni e della cultura?

Lo scenario è contradditorio.

I consumatori digitali amano la rete libera e gratuita.

I soggetti che agiscono sulla rete o che la subiscono come una necessità inevitabile, desidererebbero una rete a pagamento con servizi monetarizzati.

I content provider forse non amano la rete.

La classe politica non ha ancora compreso appieno il valore e l’importanza dell’accesso aperto e pieno alle informazioni e ai dati di interesse generale.

La strada da percorrere è proporre una valida alternativa che rappresenti un punto di equilibrio tra i diversi interessi in gioco e che garantisca i giusti diritti ai soggetti interessati e sia promotrice al contempo di una più ampia e libera circolazione dei saperi.


il diritto d'autore su internet è ancora valido?
E’ ancora valido il concetto rigido di diritto d’autore per internet?

Internet può aiutare la cultura a diffondersi

Senza dubbio la disciplina attuale della proprietà intellettuale si mostra fortemente rigida e poco adattabile al nuovo contesto e si avverte da più parti la necessità di costruire un modello alternativo di gestione dei diritti d’autore.

Il diritto d’autore su internet è anacronistico e nel tempo attuale deve far fronte a:

  • accesso libero e gratuito ai contenuti;
  • superamento dei modelli classici di mercato;
  • pirateria dei contenuti e file sharing.

Il caso delle licenze Creative Commons, ad esempio, rappresentano un diritto d’autore flessibile che si pone come obiettivo quello di realizzare un livello di copyright ragionevole, al di là degli estremi che regnano oggi.

Essa cerca di facilitare la creazione di opere sulla base di lavori altrui, rendendo semplice agli autori sostenere che altri siano liberi di attingere al loro lavoro e di creare su di esso. Tutto grazie a semplici tag o contrassegni, che vengono poi collegati alle versioni delle licenze che il computer è in grado di leggere e che gli permettono di identificare automaticamente il contenuto per cui è possibile la condivisione.

L’insieme di questi tre elementi – una licenza legale, una descrizione che le persone possono leggere e tag che la macchina può leggere – costituiscono una licenza Creative Commons.

La quale rappresenta una garanzia per la libertà di chiunque vi abbia accesso e, cosa più importante, un’espressione del fatto che la persona associata a quella licenza crede in qualcosa di diverso dagli estremi del “tutto” o “niente”.

Il contenuto viene contrassegnato dal marchio CC, che non sta a significare l’eliminazione del copyright, ma la concessione di determinate libertà.

Il principio è sempre l’autorizzazione dell’autore, è sempre il consenso del titolare del diritto, quindi vanno benissimo, dimostrano appunto come sia possibile trarre profitto in maniera diversa da quella che tradizionalmente ci viene presentata, dall’utilizzazione dell’opera dell’ingegno, però sicuramente non è una via rivoluzionaria come quella di limitare il diritto di proprietà e il potere contrattuale dell’autore, perché passa sempre attraverso il consenso.

In tal modo l’autore opera alcune scelte ben precise in quanto può selezionare una licenza che consenta qualsiasi utilizzo, purché venga dichiarata la paternità; può scegliere una licenza che permetta esclusivamente l’uso non commerciale o l’utilizzo di estratti parziali senza ricavarne copie integrali; può optare per una che consenta qualsiasi uso escludendo quello derivato; o infine, che accordi qualunque utilizzo in campo didattico.

L’obiettivo delle Creative Commons è quello di dare vita a un movimento di “gestori di contenuti”, a un nuovo diritto d’autore su internet che contribuisca alla costruzione del pubblico dominio o al consenso autorizzato.



Il file sharing

Il file sharing, probabilmente, è tra i fenomeni della società dell’informazione quello che più di tutti ha inciso sul diritto d’autore su internet.

Con questo termine – che letteralmente significa “condivisione di file” – s’intende un particolare sistema di interconnessione telematica fra i computer dei singoli utenti.

Nei primi mesi del 1999, Shawn Fanning crea un software per il file sharing dell’era di Internet.

Nasce Napster. Napster utilizzava un sistema di server centrali che mantenevano la lista dei sistemi connessi e dei file condivisi, mentre le transazioni vere e proprie avvenivano direttamente tra i vari utenti.

Il file sharing è uno strumento fantastico per condividere documenti e informazioni ma dobbiamo dire quali sono i problemi e le difficoltà e ce ne sono tre primarie che nell’ambiente giuridico di attuazione della normativa sul diritto d’autore ci poniamo e contro cui sbattiamo quotidianamente.

  • Il conflitto del file sharing e del contrasto al file sharing con le libertà fondamentali.
  • La non percezione da parte dell’utente dell’illeceità di quello che sta facendo, dello scarico con file sharing.
  • L’inesistenza nel file sharing di seconda generazione di sistemi generalizzati, centralizzati su cui poter intervenire con la sanzione.

In primo luogo, in tutte le convenzioni internazionali e in tutte le carte costituzionali dei paesi democratici il file sharing è considerato un diritto fondamentale. Nella nostra carta costituzionale l’articolo 15 sostiene la libertà di espressione e di accesso alla cultura e all’informazione e l’articolo 21 sancisce la inviolabilità delle corrispondenze private e di ogni altra forma di comunicazione. Tali diritti fondamentali possono essere violati quando danneggiano diritti di pari forza giuridica e il diritto d’autore non è un diritto fondamentale.

In secondo luogo, scambiare file è comodo, facile, economico. Il file sharing rappresenta una rete formata da una molteplicità di soggetti che scaricano in maniera diversificata e non sempre per un utilizzo massiccio delle documentazioni, ma periodico, soltanto una tantum in modiche quantità.

Bloccare ed eliminare il file sharing cosi come oggi li si conosce ed utilizza è praticamente impossibile. La possibilità, poi, di non passare più da un server centrale che gestisce i trasferimenti rende quasi inattuabile la possibilità di individuare le violazioni del copyright e tenere sotto controllo reti di scambio risulterebbe incredibilmente difficoltoso in quanto le leggi sul diritto d’autore sono diversificate nei diversi Paesi. Ma anche servizi legali, come YouTube, hanno sollevato perplessità e critiche in merito a supposte violazioni del diritto d’autore.

Le nuove tecnologie, pertanto, mettono profondamente in discussione uno dei principi fondamentali del diritto d’autore su internet, quello di “territorialità” in base al quale la tutela è affidata alla legge in vigore nel luogo in cui l’opera è destinata a essere divulgata o commercializzata.

Nel cyberspazio l’opera perde qualsiasi caratteristica spaziale, appunto. Siamo profondamente immersi in un’era in cui l’informazione è vissuta ma non posseduta, è diffusa ma non comunemente distribuita, ma soprattutto è riproponibile in nuove forme dotate di autonomia.

È questa l’era digitale. L’epoca dell’abbondanza. I saperi e le conoscenze sono come Lego che smonti, trasporti e ricomponi.

Serve una tutela giuridica, certa, ma anche forte ed efficace, perciò bisogna muoversi nel segno della semplificazione e della chiarezza normativa, soprattutto nelle definizioni di soggetti, forme creative tutelate e specifiche metodologie di garanzia. Serve che il diritto d’autore su internet venga più tutelato.

È necessaria un’opera attenta di sensibilizzazione e formazione per le giovani generazioni che sappiano cosa c’è dietro la fatica della creazione e comprendano l’importanza di remunerare un lavoro che ha pari dignità degli altri.

Più che la pirateria, il file sharing o il peer2peer è il parassitismo, le spinte pregiudiziali e l’incapacità di adeguarsi al mondo che cambia a danneggiare chi fa cultura nel paese.

La strada da percorrere è senza dubbio in salita e va nella direzione di superare il dogma della gestione collettiva del diritto d’autore su internet, abolire i monopoli, i protezionismi e promuovere la concorrenza, la corretta condivisione del sapere e le nuove forme di gestione dei diritti d’autore, valorizzando le aggregazioni più flessibili e che meglio riescono a rispondere alle esigenze del palcoscenico digitale nel quale inesorabilmente siamo tutti autori.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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