Top Gun: Maverick e il diritto d’autore: fatti, espressione e il termination right USA

Top Gun: Maverick e il diritto d'autore: fatti, espressione e il termination right USA

 

 

Top Gun è un film del 1986 ispirato a un articolo di rivista — una pratica comune ad Hollywood in quegli anni, quando gli studios compravano i diritti di articoli giornalistici come punto di partenza per sviluppare storie cinematografiche. Trentotto anni dopo, il sequel ha generato una delle cause di diritto d’autore più interessanti degli ultimi anni — che tocca un meccanismo specifico del copyright americano sconosciuto ai più, e un principio fondamentale valido in tutti gli ordinamenti: i fatti non appartengono a nessuno.

L’origine: l’articolo di Ehud Yonay

Top Gun nasce da un articolo intitolato Top Guns, pubblicato sul California Magazine nel 1983. L’autore era Ehud Yonay, giornalista che aveva raccontato gli addestramenti dei piloti della U.S. Navy Fighter Weapons School nella base di San Diego. La Paramount optionò i diritti sull’articolo e sviluppò la sceneggiatura, affidando ai due sceneggiatori Jim Cash e Jack Epps Jr. la creazione dei personaggi e della trama. Nel film del 1986, Yonay appariva nei crediti — il riconoscimento del fatto che la sua storia aveva fornito il punto di partenza.

Yonay morì nel 2012. Nel sequel Top Gun: Maverick (2022), il suo nome non compare. Vista questa assenza — che non era solo un omission creativo ma una scelta deliberata — la vedova e il figlio dell’autore citarono in giudizio la Paramount.

Il termination right: il diritto americano di revocare le licenze

Per capire la causa, bisogna capire il meccanismo giuridico su cui si fondava — il termination right, disciplinato dal 17 USC § 203 del Copyright Act americano.

Questa norma consente agli autori — o ai loro eredi, se l’autore è morto — di revocare qualsiasi contratto di cessione dei diritti d’autore dopo 35 anni dalla data di esecuzione del contratto (o dalla pubblicazione dell’opera, in certi casi), inviando una notifica formale con un preavviso minimo di 2 anni e massimo di 10.

Il diritto di terminazione è incondizionato: non dipende dal fatto che l’opera sia stata sfruttata o meno, non dipende dalla volontà del cessionario, e non può essere escluso contrattualmente. Qualsiasi clausola che vieti all’autore di esercitare il termination right è nulla di diritto.

La ratio della norma è proteggere gli autori che cedono diritti su opere di cui non possono prevedere il valore futuro. Un autore che nel 1983 cedeva i diritti su un articolo giornalistico per poche migliaia di dollari non poteva sapere che quell’articolo avrebbe ispirato uno dei franchise cinematografici più redditizi della storia. Il termination right consente — dopo 35 anni — di rinegoziare la posizione.

Gli eredi Yonay sostenevano che i diritti sull’articolo fossero tornati a loro nel gennaio 2020, e di aver inviato alla Paramount la notifica di terminazione necessaria. La Paramount avrebbe dovuto rinnovare la licenza prima di produrre il sequel. Non lo aveva fatto.

La causa degli eredi Yonay contro Paramount

A giugno 2022, la vedova e il figlio di Yonay citarono in giudizio la Paramount Pictures davanti al tribunale federale della California. Le richieste erano precise: una percentuale sugli incassi del sequel — che aveva incassato oltre 1,4 miliardi di dollari nel mondo — e un’ingiunzione contro la distribuzione.

La famiglia sosteneva di aver inviato alla Paramount una diffida formale prima dell’uscita del film, alla quale la produzione non aveva risposto. Lo studio aveva ignorato sia la notifica di terminazione sia la diffida successiva, procedendo con la produzione e la distribuzione del sequel.

La difesa di Paramount: i fatti non sono tutelabili

Gli avvocati della Paramount costruirono la difesa su un principio fondamentale del diritto d’autore, valido sia negli USA sia in Italia: i fatti non sono tutelabili — solo la loro espressione creativa lo è.

L’articolo di Yonay descriveva fatti reali: veri piloti imparavano tattiche di combattimento aereo alla Naval Fighter Weapons School, usavano nominativi, eseguivano manovre rischiose. Questi fatti preesistevano all’articolo e appartenevano alla realtà — non a Yonay. Paramount sosteneva che Top Gun: Maverick utilizzasse quei fatti, non l’espressione specifica con cui Yonay li aveva raccontati, e che qualsiasi somiglianza tra le due opere fosse quindi una somiglianza su elementi non protetti.

Paramount contestava anche la rilevanza del termination right: anche ammettendo che i diritti fossero tecnicamente tornati agli eredi Yonay, il sequel era basato sul film del 1986 — un’opera derivata autonomamente protetta — non sull’articolo originale.

La sentenza del 2024: Paramount vince

Nel 2024, il giudice distrettuale Percy Anderson archiviò il caso dando ragione a Paramount. Le motivazioni toccano precisamente il punto centrale: la trama, il tema, l’ambientazione e i dialoghi di Top Gun: Maverick erano “ampiamente dissimili” dall’articolo di Yonay. Le eventuali sovrapposizioni riguardavano elementi fattuali — la scuola di addestramento, le manovre aeree, i nominativi — che non sono protetti dal copyright perché rispecchiano la realtà, non la creatività di Yonay.

La Corte concluse che le somiglianze fattuali sovrapposte non sono protette dalla legge sul copyright. Paramount poteva usare la realtà della Naval Fighter Weapons School senza dover rispettare il diritto d’autore sull’articolo che la descriveva.

Il caso illustra un principio che vale in tutti gli ordinamenti — italiano compreso. Il copyright su un articolo giornalistico che racconta fatti reali è per sua natura “sottile”: quello che è protetto è molto meno di quanto appaia.

Un articolo giornalistico è protetto nelle sue scelte creative originali: la selezione dei fatti da raccontare tra i molti disponibili, l’ordine della narrazione, lo stile delle descrizioni, le metafore usate, i dialoghi riportati in una certa forma. Questi elementi rispecchiano l’apporto creativo del giornalista e sono protetti.

I fatti in sé — chi ha fatto cosa, quando, dove, con quali risultati — non appartengono a nessuno. La Naval Fighter Weapons School, i piloti con i nominativi, le manovre aeree erano reali prima che Yonay li descrivesse. Paramount era libera di usarli. Quello che non poteva fare — e che il giudice ha ritenuto non avesse fatto — era appropriarsi della specifica espressione creativa con cui Yonay aveva raccontato quella realtà.

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Il confronto con il diritto italiano

Il caso solleva due questioni che vale la pena confrontare con il diritto italiano.

Il termination right non esiste in Italia. Il diritto italiano prevede il diritto di revoca per mancato sfruttamento (art. 110-septies LDA, introdotto dal D.Lgs. 177/2021 in attuazione della Direttiva DSM), che consente all’autore di revocare la licenza se il licenziatario non sfrutta l’opera entro un termine ragionevole — generalmente 5 anni dalla firma o 2 anni dalla disponibilità dell’opera. È un diritto condizionato al mancato utilizzo, non un diritto incondizionato esercitabile dopo un termine fisso. Un’opera sfruttata commercialmente con successo — come sarebbe stata la licenza dell’articolo di Yonay — non sarebbe soggetta a revoca automatica dopo 35 anni nel sistema italiano.

Il principio fatti/espressione è lo stesso. In Italia, come negli USA, i fatti non sono tutelabili dal diritto d’autore. L’art. 2 LDA protegge le opere creative nella loro specifica forma espressiva — non le informazioni, i dati, gli eventi che descrivono. Un articolo giornalistico italiano gode della stessa protezione “sottile” dell’articolo di Yonay: le scelte creative sono protette, i fatti raccontati sono liberi.

→ Approfondimento: La retrocessione dei diritti e il diritto di revoca per mancato sfruttamento in Italia

Domande frequenti

Perché gli eredi Yonay sostenevano di avere i diritti su Top Gun: Maverick?

Perché il diritto americano (17 USC § 203) consente di revocare qualsiasi cessione di diritti d’autore dopo 35 anni. Gli eredi sostenevano che i diritti sull’articolo di Yonay fossero tornati a loro nel gennaio 2020 e che Paramount avrebbe dovuto rinnovare la licenza prima di produrre il sequel.

Perché ha vinto Paramount?

Il giudice ha ritenuto Top Gun: Maverick “ampiamente dissimile” dall’articolo. Le sovrapposizioni riguardavano fatti reali — la scuola di addestramento, le manovre aeree, i nominativi — che non sono protetti dal copyright perché preesistevano all’articolo e appartengono alla realtà, non alla creatività di Yonay.

Cos’è il termination right americano?

Il diritto di revocare qualsiasi contratto di cessione dei diritti d’autore dopo 35 anni (17 USC § 203), indipendentemente dal contratto originale. È incondizionato e non può essere escluso contrattualmente. In Italia non esiste un equivalente diretto.

Un articolo giornalistico su fatti reali è protetto dal copyright?

Sì, ma con protezione “sottile”: sono protette le scelte creative (selezione dei fatti, ordine narrativo, stile, descrizioni specifiche). I fatti in sé — chi, cosa, quando, dove — non sono tutelabili e chiunque può usarli.

In Italia esiste un diritto simile al termination right?

Il diritto di revoca per mancato sfruttamento (art. 110-septies LDA) è diverso — è condizionato al mancato utilizzo dell’opera, non incondizionato. Un’opera sfruttata commercialmente con successo non sarebbe revocabile automaticamente dopo 35 anni nel sistema italiano.


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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, musicisti e produttori indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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