Biografie personaggi famosi: possono essere utilizzate liberamente?
Biografia personaggi famosi non autorizzata: navigare tra fama, verità e diritto all’identità
Se sei un autore e sogni di scrivere la biografia di un personaggio famoso, ma non hai il suo consenso (o quello dei suoi eredi), ti trovi in un campo minato. La creazione di una biografia di personaggi noti è un esercizio affascinante, un viaggio nella vita di qualcuno che ha lasciato un segno. Ma dove finisce la libertà di espressione e dove inizia la tutela dei diritti della persona? La linea è sottile e il diritto sulla biografia di personaggi noti è un tema complesso, che bilancia la sete di conoscenza del pubblico con i diritti fondamentali dell’individuo
Il campo minato dei diritti: identità, riservatezza e reputazione
Nonostante non esista una legge specifica che definisca un “diritto alla biografia” in Italia, la giurisprudenza ha costruito un solido impianto di tutela basato su principi costituzionali e normative civili. Quando si scrive una biografia, anche di un personaggio pubblico, si entra in contatto con alcuni dei diritti più intimi della persona:
- Diritto all’identità personale: questo diritto (come approfondito in precedenti articoli, ad esempio sul furto d’identità digitale) garantisce che la rappresentazione della persona, sia essa in un libro, un film o un articolo, sia fedele alla sua immagine pubblica, professionale e morale. Non si tratta solo di non dire il falso, ma di non distorcere la percezione che la società ha di quell’individuo, anche se i fatti sono veri.
- Diritto alla riservatezza (Privacy): sebbene i personaggi famosi abbiano una sfera privata più “ridotta” rispetto ai comuni cittadini, non significa che ogni dettaglio della loro vita sia di pubblico dominio. Esistono limiti invalicabili alla divulgazione di fatti intimi o sensibili, specialmente se non rilevanti per l’interesse pubblico o la carriera del personaggio.
- Diritto all’onore e alla reputazione: qualsiasi narrazione che leda l’onore o la reputazione del biografato, anche se basata su fatti veri, può configurare una diffamazione o una lesione della dignità personale, se non giustificata dall’interesse pubblico alla conoscenza di quei fatti.
Il Tribunale di Milano, in una sentenza del 2017 (n. 1401/2017), ha chiarito che sebbene la biografia sia protetta dal diritto d’autore in quanto opera creativa, i fatti e gli eventi raccontati non sono “monopolizzabili”. La protezione riguarda le scelte formali, stilistiche ed editoriali dell’autore della biografia, non la materia narrata. Ciò significa che un’altra biografia sullo stesso soggetto non sarà considerata plagio se frutto di ricerca indipendente e con una diversa struttura narrativa.
In mancanza del diritto sulla biografia, per proteggere il diritto all’uso del nome e lo sfruttamento commerciale di una storia basata su fatti reali, si utilizzano i concetti giuridici del right of publicity e del right of privacy. Inoltre la giurisprudenza tende a rendere i “diritti sulla vita” liberamente utilizzabili se non venga rappresentata la persona con elementi che possano integrarne la diffamazione.
Navigare la Giurisprudenza: casi e precedenti

La giurisprudenza italiana ed internazionale offre diversi esempi di come il diritto sulla biografia di personaggi noti sia un terreno scivoloso.
- Il caso Barry Seal: chi ha il diritto di vendere la storia di una vita? Barry Seal: American Made (2017, regia di Doug Liman, con Tom Cruise) è uno dei biopic più noti degli ultimi anni. La sua lavorazione è stata accompagnata da una controversia legale che illustra bene un problema frequente nelle storie di vita vendute a Hollywood:
Chi ha il diritto di cedere una storia?
La terza moglie di Barry Seal e i tre figli avuti da quel matrimonio vendettero i diritti sulla storia di vita del marito a Universal Pictures per 350.000 dollari. Il problema è che Lisa Seal Frigon — figlia del primo matrimonio di Seal e amministratrice dell’eredità — sosteneva che quella vendita fosse avvenuta senza l’approvazione del tribunale e senza il consenso dell’eredità. Nessuno dei proventi, sosteneva, era andato all’eredità.
Il tribunale di primo grado rigettò le pretese di Frigon contro Universal già nel giugno 2016, prima dell’uscita del film. Il film uscì regolarmente — in Italia il 14 settembre 2017 — senza essere mai bloccato. La causa non riguardava le inesattezze del film, ma la questione di fondo di chi avesse il diritto di monetizzare la storia di una persona deceduta.
La lezione è pratica e diretta: in una biografia o in un biopic, non basta ottenere il consenso di un familiare del soggetto. Occorre verificare chi detiene effettivamente i diritti sulla storia di vita — e se esiste un’eredità formalmente costituita, il consenso deve venire da chi la amministra legalmente.
- Il “diritto all’Oblio” (o diritto all’identità digitale): Sebbene non direttamente una biografia, il cosiddetto “diritto all’oblio” (già citato in precedenza per il furto d’identità) è un principio che rafforza la tutela della persona.
Consente di chiedere la deindicizzazione (e talvolta la cancellazione) di dati personali non più pertinenti o eccessivi. Sebbene applicato principalmente al mondo digitale, il suo spirito sottende la tutela dell’identità personale e la possibilità di controllare la propria narrazione.
- Biografie di artisti e familiari: Spesso, le cause legali nascono quando la biografia tocca aspetti molto privati o contesta la narrazione ufficiale della famiglia. Un esempio ricorrente sono le biografie non autorizzate di grandi artisti o figure storiche, che spesso scatenano le reazioni degli eredi preoccupati per la reputazione o l’immagine del proprio congiunto. Sebbene in Italia la tutela dell’onore e della reputazione sia garantita anche dopo la morte attraverso gli eredi, il bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza storica è sempre al centro del dibattito.
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Il caso Portobello: storie vere e coproduzioni internazionali
Un esempio recente e tutto italiano è la serie “Portobello” di Marco Bellocchio, presentata fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e prima produzione italiana originale per HBO Max. La serie racconta la vicenda di Enzo Tortora — il presentatore televisivo arrestato nel 1983 sulla base di accuse rivelatesi infondate e poi completamente riabilitato — con Fabrizio Gifuni nel ruolo protagonista.
Il caso illustra bene la complessità legale delle produzioni su storie vere che coinvolgono persone decedute: Tortora è morto nel 1988, ma i suoi eredi mantengono diritti sulla sua immagine e personalità. Ottenere il consenso degli aventi diritto non è solo una precauzione — è spesso la condizione che permette alla produzione di accedere ad archivi, materiali inediti e testimonianze che rendono la narrazione più autentica e meno esposta a contestazioni.
La dimensione internazionale della coproduzione aggiunge un livello ulteriore di complessità: i diritti devono essere chiari e documentati per tutti i territori di distribuzione, e le clausole di indennizzo verso il broadcaster internazionale devono coprire eventuali contestazioni dei soggetti rappresentati — non solo in Italia, ma in tutti i paesi in cui la serie viene distribuita.
→ Per approfondire la gestione dei diritti nelle coproduzioni internazionali: Coproduzione cinematografica: guida essenziale
Un altro caso italiano: ispirarsi alla storia di Mia Martini
Immagina di voler scrivere una fiction o un biopic ispirato alla vicenda di Mia Martini — una delle voci più grandi della musica italiana, costretta al ritiro forzato dalle scene negli anni ’80 a causa di dicerie assurde che la volevano portatrice di sfortuna, e tornata in scena solo nel 1989. Una storia di talento, ingiustizia e riscatto che ha tutto il potenziale di un’opera cinematografica potente.
Potresti farlo senza il consenso degli eredi? Sì — ma con una serie di cautele precise.
Mia Martini è una figura pubblica la cui storia ha rilevanza culturale e sociale indiscutibile. La rappresentazione della sua vicenda artistica e delle dinamiche dell’industria discografica italiana degli anni ’80 rientra nell’interesse pubblico alla conoscenza storica. Questo giustifica la libertà di trattare la sua storia anche senza autorizzazione esplicita degli eredi.
I limiti da rispettare sono quelli che abbiamo già descritto: fedeltà sostanziale ai fatti documentabili, assenza di affermazioni false o denigratorie sulla sua persona, continenza nella rappresentazione degli aspetti più privati che non abbiano rilevanza per il racconto pubblico. Un’opera che si concentra sulla sua carriera, sulle dinamiche di esclusione subite e sul suo riscatto artistico è su un terreno solido. Un’opera che si avventura in dettagli intimi della sua vita privata senza fonti verificabili è su un terreno molto più fragile.
La sorella Loredana Bertè, che tutela attivamente la memoria di Mia Martini, ha già contestato pubblicamente rappresentazioni ritenute inesatte. Questo non impedisce la realizzazione dell’opera, ma suggerisce di costruire una documentazione solida e di valutare preventivamente i rischi con un legale specializzato prima della distribuzione.
Consigli per l’autore senza consenso: libertà e responsabilità
Se stai scrivendo una biografia senza il consenso del soggetto o dei suoi eredi, devi essere estremamente cauto. La libertà di creazione artistica, tutelata dalla Costituzione, non è un via libera alla denigrazione gratuita o al danno alla dignità altrui.
Ecco alcuni punti chiave:
- Ricerca scrupolosa e verità dei fatti: la biografia deve basarsi su fatti veri e documentabili. Le imprecisioni o le invenzioni possono esporre a rischi legali significativi. La “verità putativa” (ciò che l’autore credeva fosse vero con diligenza) è una difesa debole se non supportata da fonti solide.
- Rilevanza e interesse pubblico: la divulgazione di fatti privati o imbarazzanti deve essere sempre giustificata da un effettivo e concreto interesse pubblico alla conoscenza di quei fatti, che sia storico, culturale o sociale, e non solo dalla mera curiosità.
- Bilanciamento: Ogni affermazione e ogni dettaglio deve essere valutato attentamente, bilanciando il diritto di cronaca/critica/espressione con il diritto alla riservatezza, all’onore e all’identità del biografato. Evita speculazioni o giudizi gratuiti.
- Disclaimer: in alcuni casi, un disclaimer che specifichi la natura non autorizzata dell’opera e la non intenzione di ledere l’onore della persona, può offrire una minima protezione, ma non è una garanzia assoluta contro azioni legali.
Scrivere la biografia di personaggi noti senza consenso è possibile, ma richiede un’estrema professionalità e una profonda consapevolezza dei rischi legali. È un atto di equilibrio tra l’arte narrativa e il rispetto dei diritti altrui. In caso di dubbio, la consulenza legale specializzata è non solo consigliabile, ma spesso indispensabile per navigare queste acque complesse.
Diritto d’autore e diritto all’immagine
- Fotografie e video: In generale, la Legge sul Diritto d’Autore (LdA) stabilisce che il ritratto di una persona non può essere pubblicato senza il suo consenso. L’eccezione principale si applica ai personaggi noti: la pubblicazione della loro immagine è lecita se giustificata dalla loro notorietà o da motivi di pubblico interesse. È importante che le immagini siano relative a eventi pubblici o a fatti di rilevanza, e non si spingano in ambiti strettamente privati. Ad esempio, è possibile mostrare un noto calciatore mentre gioca, ma non necessariamente mentre si trova in situazioni private.
- Citazioni: L’autore di una biografia può citare liberamente porzioni di opere del soggetto (libri, canzoni, articoli) a scopo di critica, discussione o insegnamento. Tuttavia, l’uso deve essere moderato e funzionale al contenuto, senza costituire un plagio o la riproduzione integrale dell’opera altrui.
Riservatezza, onore e reputazione
La sfida principale di una biografia non autorizzata è rispettare il diritto alla riservatezza e non ledere l’onore e la reputazione della persona.
- Diritto di cronaca e critica: la biografia è lecita se le informazioni riportate sono vere, di interesse pubblico e la loro esposizione è formalmente corretta (il cosiddetto principio della “continenza”). L’interesse pubblico giustifica la narrazione di eventi anche personali, a patto che non si tratti di fatti svoltisi in un ambito strettamente privato.
- Diffamazione: l’autore non può attribuire al soggetto fatti non veri o esprimere giudizi gratuitamente denigratori. La giurisprudenza tende a proteggere la libertà di espressione, ma pone come limite invalicabile la diffamazione. La rappresentazione della vita di una persona, anche in un’opera di fantasia, deve rispettare questi paletti per non essere considerata illecita.
Conclusioni
In Italia, scrivere una biografia non autorizzata è un’attività lecita, protetta dalla libertà di espressione (articolo 21 della Costituzione). Tuttavia, l’autore deve muoversi all’interno di precisi limiti legali per evitare di incorrere in violazioni del diritto d’autore, della privacy e della reputazione del soggetto.
Scrivere una biografia non autorizzata è possibile — ma richiede una valutazione preventiva accurata su ogni aspetto trattato. Lo Studio Legale DANDI assiste autori, editori e produttori nella verifica dei rischi legali prima della pubblicazione o distribuzione di opere biografiche. Contattaci per una consulenza in diritto d’autore o usa il nostro servizio DANDI Pronto Intervento se hai già ricevuto una contestazione.
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