Etica dell’Intelligenza artificiale: l’AI Act e le sue regole

AI Act e diritto d'autore: cosa cambia per autori e produttori Etica intelligenza artificiale

AI Act e diritto d’autore: cosa cambia per autori e produttori

L’AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è entrato in vigore il 1° agosto 2024 ed è la prima normativa al mondo che regolamenta sistematicamente l’intelligenza artificiale. Per autori, produttori cinematografici, musicisti e creator, le implicazioni sono concrete e immediate.

Cos’è l’AI Act e quando si applica

L’AI Act classifica i sistemi di intelligenza artificiale per livello di rischio — da quelli vietati (es. sistemi di manipolazione subliminale) a quelli ad alto rischio, fino ai sistemi a rischio limitato come i chatbot e i generatori di contenuti creativi.

Il calendario di applicazione è graduale: i divieti per i sistemi ad alto rischio sono operativi da febbraio 2025, mentre gli obblighi per i sistemi di AI general purpose (come i modelli che generano testi, immagini e musica) si applicano pienamente da agosto 2025.

Chi deve preoccuparsi nel settore creativo

Chiunque utilizzi strumenti di AI generativa in un contesto professionale — produttori che usano AI per effetti visivi, musicisti che usano AI per arrangiamenti, creator che usano AI per scrivere testi — è potenzialmente soggetto agli obblighi di trasparenza previsti dal Regolamento.

AI e diritto d’autore: chi è l’autore di un’opera generata da AI?

Questa è la domanda più frequente, e la risposta italiana è chiara: la legge 633/1941 tutela solo le opere frutto di creatività umana. Un’opera generata interamente da un sistema di AI, senza apporto creativo dell’autore, non è tutelabile dal diritto d’autore in Italia.

Diverso è il caso dell’opera ibrida — quella in cui l’AI è uno strumento nelle mani di un autore che compie scelte creative originali (selezione, editing, direzione artistica). In quel caso la tutela sussiste in capo all’autore umano, ma va documentata correttamente.

Il training dei modelli AI sulle opere altrui

L’AI Act, letto in combinato con la Direttiva DSM (recepita in Italia con D.Lgs. 177/2021), impone ai fornitori di modelli AI general purpose di pubblicare un sommario delle opere usate per il training. I titolari di diritti possono esercitare il opt-out per escludere le proprie opere dal training — ma devono farlo esplicitamente e con le modalità previste da ciascuna piattaforma.

AI clause nei contratti: cosa prevede la normativa italiana

Il D.I. MiC-MEF n. 225/2024 — che regola il tax credit cinematografico e audiovisivo — ha introdotto all’art. 7, comma 6 un obbligo preciso e dalle conseguenze severe: i contratti con autori, interpreti ed esecutori dell’opera (inclusi doppiatori, adattatori e dialoghisti) devono contenere, a pena di inammissibilità al tax credit, una clausola che garantisca a ciascun soggetto il diritto di non acconsentire allo sfruttamento della propria opera, immagine o prestazione professionale da parte di sistemi di intelligenza artificiale generativa.

Non si tratta quindi di un generico obbligo dichiarativo, ma di una norma a tutela dei creativi: il produttore deve contrattualmente riconoscere agli autori e agli artisti il potere di opporsi all’uso AI della propria identità creativa.

In aggiunta, a pena di decadenza dal beneficio, il produttore è tenuto a dichiarare esplicitamente nei titoli di testa o di coda dell’opera tutte le fasi di produzione in cui è stata utilizzata l’intelligenza artificiale.

AI Act diritto d’autore: cosa fare concretamente

Per autori e produttori che operano nel mercato italiano, i passi prioritari sono tre: verificare se i contratti in essere contengono clausole AI adeguate, documentare l’apporto creativo umano nelle opere che coinvolgono AI, e strutturare correttamente l’opt-out per le proprie opere sui principali modelli di training.

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, produttori, musicisti e indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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