Collaboratore rivendica il progetto: causa vinta (2023)

Biodizionario e tutela delle banche dati: la sentenza del Tribunale di Roma 2023

In sintesi

  • Un ex collaboratore rivendicava la paternità di una banca dati online sviluppata con una società editrice, e chiedeva di bloccarne la pubblicazione, il ritiro dei marchi e i danni.
  • Il Tribunale di Roma (sentenza n. 14697/2023) ha respinto tutte le domande: la banca dati è un’opera collettiva e i diritti di sfruttamento spettano all’editore.
  • Lo studio ha assistito la società e il suo legale rappresentante in tutto il giudizio.
  • La lezione vale per ogni progetto costruito con collaboratori esterni: siti, piattaforme, banche dati, opere editoriali e audiovisive.

Un progetto nasce da un’idea condivisa: una società mette la piattaforma, il dominio, la struttura tecnica e il pubblico; un consulente esterno porta le sue competenze e i contenuti. Funziona per anni. Poi il rapporto si chiude, e il consulente registra il nome del progetto come marchio e fa causa: sostiene che l’opera è sua e chiede di bloccarne la pubblicazione.

È quello che è successo a una società editrice che abbiamo assistito davanti al Tribunale di Roma. Il giudizio si è concluso con il rigetto di tutte le domande.

Il caso

La banca dati, una raccolta online di schede sulle sostanze usate nei cosmetici e nei detergenti, era nata nei primi anni 2000 dalle discussioni di un forum ospitato sul sito della società e moderato da un chimico esperto del settore. Con il tempo era diventata uno strumento di consultazione molto usato. La società aveva registrato il dominio nel 2004 e aveva formalizzato il rapporto con il consulente nel 2010 con un contratto di consulenza.

Il rapporto si è interrotto nel 2017. Il consulente ha poi depositato domande di marchio con il nome del progetto, quando la società aveva già registrato marchi simili, e ha citato in giudizio la società e il suo legale rappresentante per violazione del diritto d’autore e del diritto sulle banche dati, contraffazione di marchio, concorrenza sleale e lesione dei diritti della personalità.

Cosa ha deciso il Tribunale

È un’opera collettiva, e i diritti spettano all’editore

Il Tribunale ha riconosciuto che la banca dati era il frutto di una collaborazione: da una parte il consulente, che curava i contenuti; dall’altra la società, che organizzava il sito, era titolare del dominio e gestiva il sistema di inserimento dei contenuti. L’ha qualificata come opera collettiva ai sensi dell’art. 38 della legge sul diritto d’autore, per cui il diritto di utilizzazione economica spetta all’editore: in questo caso la società, attraverso il cui sito l’opera era stata diffusa fin dall’inizio.

Ne è seguito il resto: se i diritti di sfruttamento sono della società, il consulente non può impedirle di usare l’opera, né contestarle i marchi registrati.

Le versioni rivendicate non erano un’opera protetta in sé

Il Tribunale ha aggiunto che le versioni della banca dati rivendicate dal consulente non presentavano i requisiti per essere tutelate autonomamente come opera dell’ingegno o come banca dati creativa.

Niente contraffazione, niente concorrenza sleale

Riconosciuti i diritti della società, e in assenza di prova della malafede nella registrazione dei suoi marchi (il dominio era suo dal 2004 e il progetto era stato sviluppato insieme), sono state respinte anche le domande di contraffazione di marchio e di concorrenza sleale, oltre a quella sui diritti della personalità.

Perché ti riguarda

La stessa situazione si presenta ogni volta che un progetto creativo o editoriale nasce dal lavoro di più persone e una di loro se ne va: un sito di contenuti o una piattaforma costruiti con collaboratori esterni, una banca dati o una guida aggiornata negli anni, un format sviluppato con un autore, una serie, un podcast, un progetto editoriale. Quando il rapporto finisce, la domanda è sempre la stessa: di chi è il progetto?

In questo caso la società ha vinto perché i fatti dimostravano il suo ruolo: il dominio registrato a suo nome, la struttura tecnica, la diffusione dell’opera attraverso il suo sito, i marchi. Senza quei fatti, la causa avrebbe potuto andare diversamente.

Cosa fare prima che succeda

  • Scrivi i contratti con i collaboratori prevedendo espressamente a chi vanno i diritti sui loro contributi e sull’opera complessiva, anche dopo la fine del rapporto.
  • Intesta alla società domini, marchi, account e piattaforme del progetto, fin dall’inizio.
  • Registra il marchio del progetto prima che lo faccia qualcun altro.
  • Conserva la documentazione: chi ha deciso la struttura, chi ha investito, quanto è costato costruire e aggiornare l’opera. Se l’opera è una banca dati, l’investimento sostanziale nella raccolta, verifica e presentazione dei dati può fondare un diritto autonomo del costitutore (art. 102-bis della legge sul diritto d’autore), anche quando manca la creatività.
  • Quando un rapporto finisce, chiudilo con un accordo scritto che regoli i diritti, l’uso del nome e dei contenuti.

Se ricevi una contestazione

Una diffida o un atto di citazione su un progetto sviluppato insieme non vanno sottovalutati, ma neanche subiti. Prima di rispondere conviene ricostruire con un avvocato la storia del progetto e i documenti: chi ha fatto cosa, a nome di chi sono domini e marchi, cosa dicono i contratti. È da lì che si decide la difesa, ed è spesso lì che si trova la soluzione, anche fuori dal tribunale.

Domande frequenti

Di chi sono i diritti su un’opera creata da più persone?
Dipende da come è stata creata e da cosa dicono i contratti. Nell’opera collettiva, che riunisce contributi coordinati da chi dirige il progetto, il diritto di utilizzazione economica spetta all’editore (art. 38 l.d.a.), salvo patto diverso.

Un collaboratore esterno può bloccare il progetto quando se ne va?
Non se i diritti di sfruttamento appartengono alla società, come ha stabilito il Tribunale di Roma in questo caso. Per questo conviene regolarlo per iscritto fin dall’inizio.

Una banca dati è protetta dal diritto d’autore?
Lo è se la scelta o la disposizione dei dati è creativa. Altrimenti può essere protetta dal diritto del costitutore, se c’è stato un investimento rilevante nella raccolta, verifica o presentazione dei dati.

Chi deve registrare il marchio di un progetto sviluppato insieme?
Conviene che lo registri la società titolare del progetto, il prima possibile. Una registrazione in malafede si può contestare, ma è meglio non arrivarci.

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Leggi anche: Diritto d’autore e opere collettive · Chi è l’autore? Titolarità del diritto d’autore · Come tutelare il diritto d’autore

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, musicisti e produttori indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.