Il diritto esclusivo fotografie semplici è l’insieme dei poteri che la legge riserva al fotografo sulle proprie immagini, attribuendogli il controllo esclusivo su riproduzione, distribuzione e utilizzo. In Italia questa materia è disciplinata dalla Legge sul Diritto d’Autore (L. n. 633 del 22 aprile 1941, e successive modificazioni) e ha subìto una trasformazione radicale nel dicembre 2025.
La legge distingue due categorie di fotografie, con tutele profondamente diverse. Le opere fotografiche — dotate di carattere creativo e artistico — godono della protezione piena del diritto d’autore, per tutta la vita dell’autore più 70 anni dalla morte. Le fotografie semplici, prive di quel carattere creativo, rientrano invece nei diritti connessi: una tutela di minore intensità, storicamente caratterizzata da una durata molto più breve.
È proprio su quest’ultima categoria che si concentra oggi il dibattito: con la Legge n. 182/2025, il diritto esclusivo sulle fotografie semplici è stato esteso a 70 anni dalla produzione dell’immagine. Una riforma che cambia tutto.
Cosa sono le fotografie semplici
La legge definisce “fotografie semplici” le immagini documentarie di persone, luoghi, eventi della vita quotidiana e sociale, prive del carattere creativo che contraddistingue le opere fotografiche artistiche. Rientrano in questa categoria le foto di cronaca, i ritratti standard, le immagini di repertorio: tutto ciò che documenta la realtà senza un particolare apporto interpretativo del fotografo.
Non si tratta di fotografie di serie B. Molte delle immagini che documentano la storia sociale, politica e culturale del nostro Paese appartengono a questa categoria — scattate da fotografi professionisti, tecnicamente impeccabili, ma prive di quel quid creativo richiesto per la tutela piena. Fino al 2025, queste immagini erano protette per soli 20 anni dalla produzione.
La riforma del 2025: il diritto esclusivo sulle fotografie semplici sale a 70 anni
Dal 18 dicembre 2025 è in vigore la Legge n. 182/2025 (Legge Semplificazioni), il cui articolo 47 modifica l’articolo 92 della Legge sul diritto d’autore, estendendo da 20 a 70 anni la durata del diritto esclusivo sulle fotografie semplici.
Il cambiamento è formalmente minimo — la sostituzione di un numero in una norma rimasta invariata per decenni — ma gli effetti pratici sono di portata straordinaria. Fotografie di eventi storici, sociali e politici degli ultimi cinquant’anni, che prima sarebbero entrate progressivamente nel pubblico dominio, restano ora bloccate sotto diritto esclusivo fino al 2095. Una fotografia del 2010 che, sotto il vecchio regime, sarebbe diventata liberamente utilizzabile nel 2031, resterà invece sotto esclusiva fino al 2080.
Vale la pena ricordare che rimane una differenza fondamentale rispetto alle opere fotografiche creative: per le fotografie semplici, il termine di 70 anni decorre dalla data di produzione dell’immagine, non dalla morte dell’autore. Ma la distanza pratica tra le due tutele si è enormemente ridotta.
Una norma che divide il Paese
La modifica, inserita in un provvedimento di semplificazione amministrativa, ha scatenato un dibattito acceso.
Da un lato, fotografi professionisti e associazioni di categoria — tra cui CNA Comunicazione — hanno accolto positivamente la riforma, ritenendola necessaria per adeguare la normativa all’evoluzione tecnologica e garantire una tutela economica adeguata al lavoro dei fotoreporter e degli operatori del settore.
Dall’altro, istituzioni culturali, archivi, biblioteche, musei e associazioni come Creative Commons Italia hanno espresso una ferma opposizione. La norma rischia di paralizzare progetti di digitalizzazione del patrimonio fotografico nazionale — alcuni dei quali finanziati con fondi PNRR — rendendo inaccessibile per decenni materiale documentario fondamentale per la ricerca storica, l’educazione e la fruizione pubblica della cultura.
Il paradosso è evidente: le fotografie artistiche e creative restano protette per 70 anni dalla morte dell’autore, in riconoscimento del loro valore culturale. Le fotografie documentarie — che assolvono primariamente una funzione di testimonianza storica — vengono invece sottratte alla fruizione pubblica per tre generazioni. L’asimmetria è difficile da giustificare sul piano dei principi.
Cosa cambia in pratica per fotografi e utilizzatori di immagini
Per i fotografi e i titolari dei diritti, la riforma rafforza significativamente la posizione negoziale in materia di licensing e può incidere sulla determinazione del danno risarcibile in caso di utilizzo non autorizzato. Il diritto esclusivo sulle fotografie semplici copre riproduzione, distribuzione e comunicazione al pubblico: chiunque utilizzi queste immagini a fini commerciali senza autorizzazione è esposto a richieste risarcitorie per un arco temporale molto più lungo rispetto al passato.
Per gli utilizzatori di immagini — editori, agenzie, aziende, piattaforme digitali — la riforma impone una revisione dei processi di verifica della titolarità dei diritti. Immagini che si ritenevano in pubblico dominio potrebbero non esserlo più, con conseguenze sia sui contratti in corso sia sui contenuti già pubblicati.
Un aspetto ancora aperto riguarda il regime transitorio: la norma non contiene disposizioni esplicite sull’applicazione ai diritti già maturati. L’orientamento prevalente della dottrina è che la riforma si applichi a tutte le fotografie i cui diritti non fossero già scaduti al 18 dicembre 2025, ma il punto non è ancora definitivamente consolidato.
Prospettive future
Resta da vedere se il Parlamento interverrà nuovamente per riequilibrare gli interessi economici dei fotografi con le esigenze di accesso alla cultura e al patrimonio storico. Nel frattempo, è cruciale che fotografi e utilizzatori di immagini conoscano la nuova disciplina per evitare violazioni inconsapevoli.
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