Le opere parodistiche e il caso Jeff Koons

Le opere parodistiche

Le opere parodistiche, quelle burlesche o ironiche, ma più in generale le opere che rivisitano un’opera altrui (non essendo necessario che ispirino ironia o inducano al riso, ben potendo suggerire messaggi diversi, anche tragici, critici o drammatici), sono tali nella misura in cui mutano il senso dell’opera parodiata, in modo tale da assurgere al ruolo di opera d’arte autonoma, come tale degna di autonoma tutela.

Le opere parodistiche e l’imitazione

In tale ottica non può essere attribuito rilievo risolutivo alla maggior o minore imitazione dell’opera parodiata (vedi Trib. Milano, 15.11.1995 caso Susanna Tamaro), anche se tale dato può contribuire alla valutazione e può costituire uno degli indici dell’apporto creativo realizzato dal secondo autore.

Il messaggio artistico

È vero tuttavia che al fine della considerazione dell’opera derivata (sembra preferibile tale termine a quello, un pò riduttivo, di opera parodistica) l’esame deve essere condotto non tanto evidenziando le identità e le somiglianze con l’opera originale, bensì considerando se l’opera derivata nel suo complesso, pur riproducendo — tanto o poco — l’opera originale e comunque ispirandosi a questa, se ne discosti per trasmettere un messaggio artistico diverso.

Contraffazione e Reinterpretazione

In questo ambito quindi si deve distinguere chi copia, riproduce illecitamente e quindi contraffa un’opera altrui e chi reintepreta quest’opera al fine di tradurla in un’espressione artistica diversa, di per sé creativa e idonea a trasmettere un messaggio proprio.

Nell’ambito della giurisprudenza statunitense, la differenza tra opera originale e opera derivata può essere meglio spiegata, da due opposte decisioni dei casi che hanno visto coinvolto Jeff Koons.

Le opere parodistiche e il caso Jeff Koons

Le opere parodistiche e il caso Jeff Koons

Jeff Koons – Artwork: String of Puppies

Il primo caso, più risalente nel tempo, riguarda la ripresa della “String of puppies”, una fotografia di Arthur Rogers, nella quale appaiono due signori seduti su una panchina con in braccio quattro cuccioli di cane.  In questo caso, la Corte Federale americana dà torto a Jeff Koons, considerando che non si tratta di una satira dell’opera d’arte che Koons aveva voluto copiare, ma di una satira della società, del modo della società di porsi rispetto all’oggetto. Quindi l’opera id Koons non trasmette nessun messaggio rispetto all’opera originaria, rappresentata dalla fotografia di Arthur Rogers.

Jeff Koons – Niagara

Il secondo caso sopra citato, che parimenti vede coinvolto Jeff Koons, viene invece risolto nel senso opposto. Si tratta della riproduzione in un dipinto di Koons di una fotografia di Andrea Blanch, realizzata per una pubblicità di sandali di Gucci e raffigurante due piedi incrociati, calzati appunto da detti sandali.

Tale immagine vieni ripresa da Jeff Koons in un famoso dipinto (Niagara), di notevoli dimensioni, elemento questo non trascurabile, tanto che è stato considerato nella sentenza.

Le opere parodistiche e il caso Jeff Koons: imitazione e contraffazione

In questo caso è stato evidenziato che la fotografia era stata inserita nell’opera di Koons, ma con notevoli trasformazioni. Il dipinto, infatti, raffigura ben quattro coppie di piedi e non più solo una coppia, alcune “vestite”, altre prive di scarpe, su un fondo completamente diverso, ed altresì con un’inversione, perché la fotografia originaria rappresenta le punte dei piedi rivolte verso l’alto, mentre nell’opera pittorica queste si trovano rivolte verso il basso, avendo, inoltre, Koons aggiunto anche un calcagno che non si vede nella fotografia originale ed avendo così realizzato un’opera del tutto diversa. Con riferimento ai criteri di cui al par. 107 della legislazione americana (c.d. fair use), la corte statunitense nega quindi protezione alla fotografia.

 

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