Direttiva copyright: cosa cambia per autori, creator, editori e piattaforme

Direttiva copyright: cosa cambia per autori, creator, editori e piattaforme

Direttiva copyright: cosa cambia per autori, creator, editori e piattaforme

La direttiva copyright è la riforma più importante del diritto d’autore europeo degli ultimi vent’anni. Quando è stata approvata, nel 2019, ha scatenato un dibattito feroce: i sostenitori sostenevano che avrebbe finalmente dato agli autori e agli editori gli strumenti per farsi pagare dalle piattaforme digitali; i critici denunciavano il rischio di una censura automatizzata di internet, la fine dei meme, la morte della parodia online.

Nessuno dei due scenari estremi si è avverato. Ma le regole copyright che la direttiva ha introdotto hanno prodotto effetti concreti e significativi — per le piattaforme, per gli editori di giornali, per gli autori di qualsiasi tipo di opera creativa. E con il recepimento in Italia attraverso il D.Lgs. 177/2021, queste regole sono diventate diritto vigente nel nostro ordinamento.

Questa guida spiega cosa prevede la direttiva europea copyright, come è stata recepita in Italia, e cosa cambia in pratica per chi crea, pubblica, distribuisce o usa contenuti creativi online.

Cos’è la direttiva europea copyright e perché è stata adottata

La Direttiva UE 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio — nota come Direttiva DSM (Digital Single Market) o semplicemente direttiva copyright — è entrata in vigore il 7 giugno 2019. Gli stati membri avevano tempo fino al 7 giugno 2021 per recepirla nel proprio ordinamento.

Il problema che la direttiva intendeva risolvere era preciso: le regole copyright europee erano ferme agli anni Novanta, quando internet era ancora agli albori. La Direttiva 2001/29/CE — il precedente punto di riferimento — non poteva prevedere YouTube, i social media, gli aggregatori di notizie o i sistemi di intelligenza artificiale generativa. Nel frattempo, piattaforme da miliardi di dollari di capitalizzazione avevano costruito i propri modelli di business sulla distribuzione di contenuti protetti, spesso senza pagare nulla ai creatori.

La direttiva UE sul copyright si è posta tre obiettivi principali:

  • rendere le grandi piattaforme digitali direttamente responsabili per le violazioni di copyright che avvengono sulla loro infrastruttura
  • riconoscere agli editori di stampa online il diritto di chiedere compensi agli aggregatori che riproducono i loro contenuti
  • rafforzare la posizione contrattuale degli autori nei confronti di editori e produttori, con nuovi diritti alla trasparenza, all’adeguamento del compenso e alla revoca

Il recepimento in Italia: il D.Lgs. 177/2021

L’Italia ha recepito la direttiva europea copyright con il D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 177, entrato in vigore l’11 dicembre 2021 — con oltre cinque mesi di ritardo rispetto alla scadenza europea. Il decreto ha modificato in modo significativo la Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941), introducendo nuovi articoli e modificandone altri.

Le principali modifiche riguardano:

  • gli artt. 102-sexies e ss. sulla responsabilità dei prestatori di servizi di condivisione di contenuti online
  • il nuovo art. 43-bis sul diritto connesso degli editori di stampa online
  • le eccezioni per text and data mining (artt. 70-ter e ss.)
  • i nuovi diritti degli autori alla trasparenza, all’adeguamento del compenso e alla revoca (artt. 110-ter e ss.)

Art. 17: la responsabilità delle piattaforme — la norma più controversa

L’articolo 17 della direttiva copyright — già noto come “Articolo 13” nelle versioni precedenti della proposta, e ribattezzato “upload filter” dai suoi critici — è la norma che ha generato il dibattito più acceso.

Il regime precedente: notice and takedown

Prima della riforma, le piattaforme potevano invocare il regime di esenzione della Direttiva 2000/31/CE (Direttiva e-Commerce): non erano responsabili per i contenuti caricati dagli utenti, e si limitavano a rimuoverli su segnalazione del titolare dei diritti — il sistema “notice and takedown”. Un sistema comodo per le piattaforme, meno per i titolari dei diritti che dovevano rincorrere le violazioni una per una.

Il nuovo regime: responsabilità diretta con obbligo di licenza

Con la direttiva UE sul copyright, i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online — definiti come piattaforme che ospitano e organizzano contenuti caricati dagli utenti a scopo commerciale — sono diventati direttamente responsabili per le violazioni di copyright che avvengono sulla loro infrastruttura.

Per evitare questa responsabilità, le piattaforme devono dimostrare di aver:

  • ottenuto un’autorizzazione dai titolari dei diritti — cioè stipulato accordi di licenza con case discografiche, editori, produttori, collecting societies;
  • adottato misure tecniche adeguate per impedire l’upload di contenuti non autorizzati — sistemi di riconoscimento automatico come Content ID;
  • agito prontamente per rimuovere i contenuti segnalati e impedirne la ricomparsa.

Chi è soggetto alla norma e chi no

Non tutte le piattaforme rientrano nella definizione. Sono escluse:

  • le piattaforme non a scopo di lucro (enciclopedie online come Wikipedia)
  • le piattaforme di cloud storage privato
  • i marketplace online dove i venditori caricano i propri contenuti
  • le piattaforme di sviluppo software open source
  • le start-up con meno di tre anni di attività, meno di 5 milioni di utenti mensili e meno di 10 milioni di euro di fatturato annuo

→ Approfondimento: Diritto d’autore su internet: la responsabilità delle piattaforme dopo il D.Lgs. 177/2021

Art. 15: il diritto connesso degli editori di stampa online

L’art. 15 della direttiva europea copyright ha introdotto un nuovo diritto connesso a favore degli editori di pubblicazioni di stampa online — distinto dal diritto d’autore classico degli autori degli articoli.

In cosa consiste il diritto connesso

Gli editori di pubblicazioni di stampa online hanno ora il diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione dei propri contenuti da parte di aggregatori di notizie, piattaforme e motori di ricerca, e di chiedere un compenso per questi usi.

Prima della riforma, condividere il titolo e un estratto di un articolo attraverso Google News, un aggregatore RSS o un feed di notizie rientrava in zone normative grigie. Ora gli editori hanno un titolo giuridico esplicito per negoziare compensi con queste piattaforme.

Cosa rimane escluso

Il diritto connesso degli editori non si applica a:

  • i link ipertestuali puri — un semplice link a un articolo senza riprodurne il contenuto è sempre lecito
  • i frammenti brevissimi — generalmente interpretati come il solo titolo dell’articolo, senza estratto testuale
  • gli usi privati e non commerciali

L’impatto pratico in Italia e in Europa

In Francia, la prima applicazione del diritto connesso degli editori ha portato Google a siglare accordi di compensazione con i principali editori nazionali. In Italia il meccanismo è operativo ma l’implementazione effettiva e la negoziazione degli accordi è ancora in corso di definizione. Gli editori che non hanno ancora regolamentato il rapporto con gli aggregatori hanno ora una base normativa per avviare le trattative.

I nuovi diritti per gli autori: trasparenza, adeguamento del compenso e revoca

La parte della direttiva copyright meno discussa ma forse più rilevante per i singoli autori riguarda i nuovi diritti che rafforzano la loro posizione nei confronti di editori, produttori e altri cessionari dei diritti. Sono stati recepiti in Italia agli artt. 110-ter e ss. della L. 633/1941.

Il diritto alla trasparenza

I cessionari dei diritti devono fornire agli autori, almeno una volta all’anno, informazioni aggiornate, complete e accurate sullo sfruttamento delle loro opere. Le informazioni devono includere:

  • i modi in cui l’opera è stata sfruttata
  • i ricavi generati per ciascun modo di sfruttamento, canale e territorio
  • il compenso dovuto all’autore

Per gli autori, questo significa avere per la prima volta un diritto esplicito e azionabile a sapere quanto guadagna il proprio editore o produttore sulle loro opere — non solo quanto arriva in royalties, ma quanto viene generato prima della distribuzione.

Il meccanismo di adeguamento del compenso

Se dopo la firma del contratto l’opera ha un successo economico sproporzionato rispetto al compenso originariamente concordato, l’autore o l’artista interprete può chiedere una revisione equa e adeguata del contratto. Non è un diritto automatico di rinegoziazione, ma un meccanismo attivabile in caso di squilibrio significativo — pensato per i casi in cui un libro diventa un bestseller imprevisto, un brano viene usato in una campagna globale, o un film ha un incasso molto superiore alle aspettative.

Il diritto di revoca

Se il cessionario non sfrutta l’opera entro un termine ragionevole dopo la cessione dei diritti, l’autore può revocare la cessione — in tutto o in parte — e recuperare i diritti. Questo diritto è particolarmente rilevante per i libri non pubblicati dopo la firma del contratto, per le canzoni non distribuite, per i film mai realizzati. → Approfondimento: Cessione dei diritti d’autore: cosa deve contenere il contratto

Il diritto alla remunerazione equa e proporzionata

La direttiva UE sul copyright sancisce il principio che gli autori e gli artisti interpreti hanno diritto a una remunerazione equa e proporzionata per la cessione o la licenza dei propri diritti esclusivi. Questo principio rafforza la posizione negoziale degli autori e fornisce un criterio interpretativo per valutare l’equità dei compensi nei contratti.

Le eccezioni per text and data mining e l’intelligenza artificiale

La direttiva copyright ha introdotto due nuove eccezioni per il text and data mining (TDM) — l’estrazione automatica di informazioni da grandi corpus di testi e dati — che sono diventate centrali nel dibattito sull’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa.

L’eccezione per la ricerca scientifica (art. 3)

Le organizzazioni di ricerca scientifica e gli istituti di tutela del patrimonio culturale possono effettuare text and data mining su opere a cui hanno accesso legittimo, senza necessità del consenso dei titolari dei diritti. È un’eccezione non rinunciabile dai titolari — vale anche contro la volontà espressa dell’editore o del produttore.

L’eccezione generale con opt-out (art. 4)

Qualsiasi soggetto — incluse le aziende commerciali — può effettuare text and data mining su opere a cui ha accesso legittimo, salvo che i titolari dei diritti abbiano espressamente riservato questo uso tramite un meccanismo di opt-out adeguato (es. clausole nei termini di servizio, metadati, file robots.txt).

Questa eccezione è al centro del dibattito sull’addestramento dei modelli AI generativa: le aziende che sviluppano sistemi come GPT, Midjourney o Suno sostengono che rientrino nell’eccezione dell’art. 4; i titolari dei diritti sostengono che l’eccezione non copra l’addestramento commerciale su larga scala. Il contenzioso è aperto e in evoluzione.

→ Approfondimento: Intelligenza artificiale e diritto d’autore: etica, AI Act e clausole nei contratti

I meme, la parodia e i contenuti satirici: cosa dice davvero la direttiva

Una delle preoccupazioni più diffuse durante il dibattito sulla direttiva europea copyright era che i sistemi di filtraggio automatico imposti alle piattaforme avrebbero portato alla rimozione indiscriminata di contenuti legittimi — meme, parodie, remix creativi, commenti critici con citazioni.

La direttiva ha affrontato esplicitamente questo punto. L’art. 17, par. 7 prevede che gli stati membri garantiscano che gli utenti possano fare affidamento sulle eccezioni e limitazioni al diritto d’autore per:

  • citazione, critica e rassegna stampa
  • uso a fini di caricatura, parodia e pastiche

Le piattaforme, nell’applicare i sistemi di filtraggio, non devono rimuovere contenuti che rientrano in queste eccezioni. E i meccanismi di reclamo devono essere accessibili agli utenti che ritengono che la rimozione automatica abbia colpito contenuti legittimi.

In pratica, la parodia e i meme che usano opere protette in modo chiaramente parodistico o satirico rimangono leciti — come lo erano prima della direttiva. La novità è che le piattaforme hanno ora obblighi espliciti di non rimuoverli automaticamente.

Cosa cambia nella pratica: un riepilogo per categoria

Per gli autori di libri, musica, film e opere creative

  • Diritto a ricevere informazioni annuali complete sullo sfruttamento della propria opera e sui ricavi generati
  • Possibilità di chiedere la revisione del compenso se l’opera ha successo sproporzionato
  • Possibilità di revocare la cessione dei diritti se l’opera non viene sfruttata
  • Diritto a una remunerazione equa e proporzionata come principio interpretativo dei contratti

Per gli editori di giornali e publisher online

  • Diritto connesso per negoziare compensi con aggregatori e piattaforme che riproduce estratti dei loro contenuti
  • Base normativa per agire contro Google News, aggregatori RSS e social media che usano i loro contenuti senza licenza

Per le piattaforme digitali

  • Responsabilità diretta per le violazioni di copyright degli utenti, salvo adozione di misure adeguate
  • Obbligo di stipulare accordi di licenza con i principali titolari di diritti
  • Obbligo di implementare meccanismi di reclamo per i contenuti rimossi erroneamente

Per i creator e gli utenti dei social media

  • Le eccezioni per parodia, satira e citazione critica sono esplicitamente garantite anche nei confronti dei sistemi di filtraggio delle piattaforme
  • Meccanismi di reclamo disponibili in caso di rimozione automatica di contenuti legittimi

Per i ricercatori e le aziende tech

  • Eccezione per text and data mining a fini di ricerca scientifica, non derogabile dai titolari
  • Eccezione generale per text and data mining con possibilità di opt-out da parte dei titolari dei diritti

→ Approfondimento: Violazione copyright: conseguenze e come difendersi

Come la direttiva copyright impatta i contratti editoriali e di cessione

Le regole copyright introdotte dalla direttiva non sono solo norme astratte: producono effetti concreti sulla negoziazione e sull’interpretazione dei contratti editoriali e di cessione dei diritti.

Il diritto alla trasparenza come leva negoziale

Il nuovo obbligo di trasparenza significa che gli autori possono legittimamente richiedere nel contratto non solo la percentuale di royalties, ma anche l’accesso ai dati di vendita disaggregati per canale e territorio. Prima della direttiva, questa richiesta era spesso respinta come eccezionale. Ora è un diritto minimo garantito dalla legge.

Il meccanismo di adeguamento e i contratti a lungo termine

Per i contratti che cedono i diritti per periodi molto lunghi — o per tutta la durata della protezione — il meccanismo di adeguamento introduce un elemento di flessibilità che prima non esisteva. Gli autori possono negoziare clausole che strutturano preventivamente come viene calcolato il “successo sproporzionato” che attiva il diritto di revisione.

La clausola AI: nuova ma urgente

La direttiva non affronta esplicitamente le clausole AI nei contratti individuali — lo fa indirettamente attraverso le eccezioni per text and data mining. Ma il dibattito sull’uso delle opere per addestrare modelli AI ha reso urgente l’inserimento di clausole specifiche in tutti i nuovi contratti di cessione. → Approfondimento: Clausole AI nei contratti di cessione dei diritti

I contratti già firmati prima del 2021

I nuovi diritti introdotti dalla direttiva — trasparenza, adeguamento del compenso, revoca — si applicano anche ai contratti già in essere al momento del recepimento italiano, nei limiti di quanto previsto dal D.Lgs. 177/2021. Per gli autori con contratti datati che non prevedono queste tutele, vale la pena verificare se i nuovi diritti di legge siano già azionabili.

→ Approfondimento: Diritti d’autore sui libri: contratto editoriale, royalties e tutela

→ Approfondimento: Diritto d’autore e copyright: differenze tra sistema italiano e anglosassone

Domande frequenti

Cos’è la direttiva europea copyright?

È la Direttiva UE 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (Direttiva DSM), entrata in vigore il 7 giugno 2019. È la riforma più significativa delle regole copyright europee degli ultimi vent’anni, recepita in Italia con il D.Lgs. 177/2021.

Come è stata recepita la direttiva copyright in Italia?

Con il D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 177, in vigore dall’11 dicembre 2021. Ha modificato la L. 633/1941 introducendo nuove disposizioni sulla responsabilità delle piattaforme, sul diritto connesso degli editori, sulle eccezioni per TDM e sui nuovi diritti degli autori.

Cosa prevede l’art. 17 della direttiva copyright sulle piattaforme?

Le piattaforme che ospitano contenuti degli utenti a scopo commerciale sono direttamente responsabili per le violazioni di copyright, salvo che abbiano ottenuto licenze dai titolari o adottato misure tecniche adeguate e agito prontamente dopo le segnalazioni.

Cosa prevede la direttiva per gli editori di giornali online?

Un nuovo diritto connesso che consente agli editori di chiedere compensi agli aggregatori e alle piattaforme che riproducono estratti dei loro contenuti. I semplici link e i frammenti brevissimi (solo il titolo) rimangono esclusi.

Quali nuovi diritti ha introdotto la direttiva per gli autori?

Diritto alla trasparenza sullo sfruttamento delle opere, meccanismo di adeguamento del compenso in caso di successo sproporzionato, e diritto di revoca se il cessionario non sfrutta l’opera.

La direttiva copyright vieta i meme e la parodia?

No. La direttiva garantisce esplicitamente che le eccezioni per parodia, satira, citazione e critica rimangano valide anche nei confronti dei sistemi di filtraggio delle piattaforme.

Cosa sono le eccezioni per text and data mining?

Permettono di estrarre automaticamente informazioni da grandi corpus di testi e dati: senza limiti per la ricerca scientifica; per tutti gli altri usi, con possibilità dei titolari di fare opt-out. Sono al centro del dibattito sull’addestramento dei modelli AI generativa.

“Etica, AI Act, clausole nei contratti”

RisorsaDescrizione
Diritto d’autore su internetResponsabilità delle piattaforme, takedown, AGCOM
Violazione copyrightConseguenze civili e penali, come difendersi
Cessione dei diritti d’autoreCosa cedere, cosa non cedere, come strutturare il contratto
Diritti d’autore sui libriContratto editoriale, royalties, tutela degli autori
Intelligenza artificiale e diritto d’autore
Diritto d’autore e copyright: le differenzeSistema italiano vs anglosassone
Direttiva UE 2019/790 – Testo ufficialeEUR-Lex: testo integrale della direttiva DSM
D.Lgs. 177/2021 – Recepimento italianoTesto ufficiale su Normattiva
AGCOM – Diritto d’autore onlineProcedura per la rimozione di contenuti illeciti
Parlamento Europeo – Cosa cambia con la direttiva copyrightSpiegazione ufficiale del Parlamento europeo

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Leggi anche: Diritto d’autore su internet · Violazione copyright · Cessione dei diritti d’autore · Diritti d’autore sui libri

 

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Avvocata specializzata in diritto d'autore, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo. A Roma dal 2003, lavoro con registi, produttori, musicisti e indipendenti — dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione.

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