Fabbri vince in Cina: il packaging del Made in Italy è tutelato anche a Pechino
In questa guida:
- Il caso: Fabbri contro i produttori cinesi
- Cosa ha deciso la Corte di Pechino
- Il principio: il packaging come trade dress tutelabile
- Un precedente importante per le aziende italiane in Cina
Nel novembre 2019, Fabbri — la società bolognese famosa per le amarene sciroppate, con una quota dell’83% sul mercato del largo consumo — ha avviato un contenzioso legale a Pechino contro due produttori cinesi che avevano copiato il suo iconico packaging. La Corte di Pechino le ha dato ragione: una vittoria che va oltre il singolo caso e costituisce un precedente rilevante per tutte le aziende del Made in Italy che operano nel mercato cinese.
Il caso: Fabbri contro i produttori cinesi
La vertenza ha visto contrapposte Fabbri Shanghai Food Trading Co. da un lato, e Yi Pai Chocolate (Tianjin) Co. e Beijing Jin Mai Xing Long Food Co. dall’altro. La causa ha avuto origine dalla confezione dei preparati per gelato: le due società cinesi avevano adottato un packaging che imitava il celebre vaso Fabbri — il tradizionale decoro floreale bianco e blu ispirato alla ceramica faentina, riconoscibile in tutto il mondo.
Fabbri ha chiesto alla Corte di dichiarare la concorrenza sleale delle due società per imitazione del packaging, sostenendo che l’imitazione creasse nel pubblico di riferimento confusione sulla possibile esistenza di una collaborazione o di un collegamento tra le aziende.
Cosa ha deciso la Corte di Pechino
La Corte ha accolto la domanda di Fabbri su tutti i punti principali. Ha riconosciuto che il packaging dell’azienda bolognese godeva di “alta reputazione” sul mercato cinese grazie a una presenza consolidata fin dal 2009, a un’attività pubblicitaria duratura e a un gran numero di operazioni di marketing e vendita nelle linee di gelateria, pasticceria, beverage e largo consumo.
Ha rilevato che la confezione del prodotto Yipa era simile alla confezione Fabbri Shanghai in misura tale da poter indurre il pubblico di riferimento a credere all’esistenza di una collaborazione o di un collegamento tra le due aziende — il classico rischio di associazione che la legge sulla concorrenza sleale mira a prevenire.
Ha infine riconosciuto espressamente l'”alta reputazione” del packaging caratterizzato dal decoro bianco e blu tipico della ceramica faentina — elemento estetico che Fabbri ha trasformato nel tempo in un segno distintivo riconoscibile e tutelabile.
Il principio: il packaging come trade dress tutelabile
Dal punto di vista giuridico, il caso Fabbri è un esempio di tutela del trade dress — l’insieme delle caratteristiche visive di un prodotto o della sua confezione che ne identificano l’origine commerciale agli occhi del consumatore. In Italia e in Europa, il trade dress può essere tutelato come marchio di forma, come design registrato o attraverso le norme sulla concorrenza sleale. In Cina, la tutela passa per la legge sulla concorrenza sleale e per il sistema dei marchi registrati.
Il riconoscimento della “alta reputazione” da parte della Corte di Pechino è particolarmente significativo: significa che il packaging Fabbri ha acquisito nel mercato cinese un carattere distintivo tale da essere associato univocamente all’azienda bolognese, indipendentemente dalla presenza di un marchio tridimensionale formalmente registrato.
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Un precedente importante per le aziende italiane in Cina
La decisione a favore di Fabbri ha un valore che va oltre il singolo contenzioso. Come spiega Nicola Fabbri, presidente di Fabbri China:
“Questa sentenza è la riprova che il lavoro compiuto da imprenditori determinati, affiancati dalle diplomazie italiana e cinese, può raggiungere risultati positivi e che oggi anche in Cina i marchi internazionali e il nostro Made in Italy sono equamente tutelati.”
La decisione di un’istituzione giudiziaria cinese a favore di un’azienda straniera era in passato inusuale nella pratica del paese. La sentenza costituisce un precedente giuridico rilevante: dimostra che anche in Cina è possibile ottenere tutela per il trade dress di un prodotto del Made in Italy, a condizione di aver presidiato costantemente il mercato e di poter documentare la notorietà acquisita dal packaging nel corso degli anni.
Per le aziende italiane che operano o vogliono operare in Cina, il caso Fabbri insegna che la protezione del packaging — come del marchio e del design — va costruita preventivamente, con una presenza continuativa sul mercato e una strategia di registrazione e sorveglianza dei diritti di proprietà intellettuale adeguata al territorio.
In sintesi
- La Corte di Pechino ha riconosciuto la concorrenza sleale di due produttori cinesi che avevano imitato il packaging Fabbri — il celebre vaso con decoro floreale bianco e blu ispirato alla ceramica faentina
- La Corte ha attribuito al packaging Fabbri “alta reputazione” nel mercato cinese, sulla base di oltre dieci anni di presenza commerciale e attività promozionale continuativa
- Il caso è un esempio di tutela del trade dress — l’insieme delle caratteristiche visive di un prodotto che ne identificano l’origine commerciale — ottenuta attraverso le norme sulla concorrenza sleale cinese
- La decisione a favore di un’azienda straniera era in passato inusuale nella pratica giudiziaria cinese: costituisce un precedente rilevante per le imprese del Made in Italy che operano in quel mercato
- La protezione del packaging in mercati internazionali va costruita preventivamente: presenza continuativa, documentazione della notorietà acquisita e registrazione dei diritti di proprietà intellettuale sono condizioni essenziali per poter agire efficacemente
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