Il caso Lucio Battisti

Il Comune di Molteno pu√≤ usare il nome e l’immagine di Lucio Battisti per un evento?

Risponde la Corte di Appello di Milano Sez. spec. propr. industr. ed intell., Sent., 09-08-2013 nel processo che ha visto coinvolti gli eredi del noto artista e il Comune.

Lucio Battitsi non amava che il suo nome o immagine venissero sfruttati per fini pubblicitari o di propaganda politica e malgrado fosse a conoscenza di tale volont√† (ed il Sindaco avesse promesso in un’ intervista di rispettarla), l’amministrazione comunale aveva nel 1999, organizzato una kermesse che fin dal titolo “Un’ avventura, le emozioni”, evocava due note canzoni¬†del cantante. Irrispettosa del dolore profondo della famiglia, nella quale il nome e l’ immagine di Lucio Battitsti erano stati saccheggiati, in violazione dei suoi diritti alla personalit√†, per finalit√† di lucro e propaganda politica.

Malgrado le continue rimostranze e diffide della famiglia, l’iniziativa veniva ripetuta -sia pure senza utilizzare pi√Ļ l’immagine di Battisti nei manifesti- negli anni 2000-2005.

Da tempo, la giurisprudenza ha sottolineato come il ¬†diritto¬†alla propria identit√† contro qualsiasi lesione pregiudizievole di diritti morali o patrimoniali legati al nome o all’immagine sia ritenuto meritevole di tutela sulla base dell’art. 2 Cost., anche indipendentemente da una lesione all’onore, al decoro o alla reputazione della persona.

La stessa Suprema Corte si è espressa affermando che,

pur mancando una lesione all’onore o alla reputazione, (…)… la divulgazione non autorizzata del ritratto di una persona pu√≤ ledere il suo diritto¬†alla riservatezza, producendo l’effetto non desiderato della strumentalizzazione dell’immagine per la penetrazione sul mercato del prodotto o servizio cui l’immagine medesima e’ ricollegata…” (Cass. n. 3769/85).

Tale lesione pu√≤ avvenire anche attraverso un qualsiasi uso indebito del nome o dell’immagine altrui, consistente nel far credere l’esistenza di un qualsiasi collegamento tra usurpatore e titolare del diritti” (cfr. Cass.18218/09).

In conclusione, l’uso indebito del nome o dell’immagine altrui, senza il dovuto consenso degli aventi diritto¬†(cfr. art. 96 L.A.), pu√≤ sortire il duplice effetto di violare le prerogative di sfruttamento economico degli aventi diritto¬†e di lederne l’identit√† personale, intesa come¬† “patrimonio etico, professionale e culturale dell’interessato”, che ricomprende il diritto¬†a non vedere la propria persona (e fama) coinvolti (…) in eventi che non si condividono, anche se solo per le modalit√† espressive.

In concreto, l’ Amministrazione Comunale di Molteno, per finalit√† che certamente eccedono il semplice interesse collettivo ad una maggiore conoscenza del noto cantante e della sua opera (quali potrebbero essere una mostra o un convegno) ha utilizzato immagine e nome del suo noto concittadino per realizzare una kermesse, con animazione per bambini, spettacoli di gruppi e cantanti, premio letterario, gazebo, ristorazione, esibizioni bandistiche (v. rassegna stampa prodotta dagli attori) con effetti se non strettamente commerciali, quanto meno di propaganda politica e turistica (i cui ritorni economici appaiono evidenti), anche in ragione dell’evidenza ottenuta sui media.

Si tratta quindi di un uso di nome ed immagine che eccedono gli ambiti di libertà, per superiori finalità di informazione, scientifiche e culturali e che, come tale, necessitava del consenso degli aventi  diritto.

Analogamente va considerato l’uso dei titoli di due notissime canzoni¬†di Battisti per denominare l’iniziativa comunale di cui si controverte.

Come √® noto, l’art. 100 L.A. tutela il titolo nella sua funzione identificativa dell’opera, quale accessorio dello stesso. Laddove il titolo, come nel caso che ci occupa, utilizzi termini generici e d’ uso comune, va ammesso anche in questo campo un fenomeno di acquisto di forte capacit√† individualizzante in virt√Ļ dell’uso che ne √® stato fatto (secondary meaning). Ora, indubbiamente “Un’ avventura” ed “Emozioni” sono termini che in s√© considerati evocano, nell’immaginario collettivo, immediatamente le omonime canzoni¬†di L.B..Certamente, la proteggibilit√† del titolo, quale segno distintivo, non dovrebbe estendersi anche alla riproduzione su opere di specie e carattere cos√¨ diverso da escludere ogni tipo di confusione. Tuttavia, in questo caso, pare al Tribunale che sia necessario riguardare al segno non sotto il profilo della lecita privativa conferita nei confronti delle opere concorrenti, ma sotto quello (ormai preponderante anche in materia commerciale) di strumento di comunicazione e quindi di evocazione del ricordo del titolare nel pubblico.

Pertanto, anche l’uso che il Comune di Molteno ha fatto dei due titoli di canzoni¬†di Battisti -per contrassegnare un’ iniziativa con le caratteristiche sopra evidenziate-senza il consenso delle societ√† titolari del diritto¬†di disporne, appare indebito.

Venendo, comunque, al merito, la gratuit√† non potrebbe assurgere a criterio discriminante della condotta di chi utilizza l’immagine della persona senza il suo consenso.

Anche in assenza di scopo di lucro, l’utilizzazione dell’immagine altrui potrebbe configurarsi come illecita, dato che essa non viola solo diritti di natura patrimoniale, ma anche valori della persona costituzionalmente garantiti.

Al massimo, si potrebbe affermare che lo scopo di lucro rende inapplicabili le esimenti previste dall’art. 97 L.d.A.. In ogni caso, il Comune di Molteno, avrebbe confessato l’illiceit√† della propria condotta, almeno con riferimento alla prima edizione della manifestazione del 1999, relativamente all’uso dell’immagine del defunto, cessato, a seguito dell’intimazione degli odierni appellati e con inequivoco riconoscimento dell’illiceit√† della relativa condotta, nelle successive edizioni. Rispetto al fine lucrativo, esso emergerebbe dai bilanci del Comune, che registrano entrate, per lo pi√Ļ derivanti da sponsorizzazioni, per un importo complessivo di Euro 233.424,45. Il fatto che il Comune di Molteno, relativamente alla manifestazione, abbia sempre registrato un disavanzo tra entrate e uscite sarebbe ininfluente, dovendosi ricollegare tale circostanza a profili di correttezza della gestione da parte del Comune. Infatti, il concetto economico di lucro non andrebbe confuso con quello di utile. L’assenza di quest’ultimo non pregiudicherebbe l’esistenza del primo, consistente nelle entrate prodotte dalla manifestazione. Infine, la lettura data dal Tribunale all’art. 100 L.d.A. andrebbe apprezzata per aver esteso la tutelabilit√† del titolo dell’opera oltre la sua funzione meramente descrittiva.

Il fine e la natura della manifestazione vengono in rilievo, infine, anche rispetto al giudizio di liceit√† dell’uso dell’immagine di L.B. nella locandina della prima edizione dello stesso. √ą infatti corretto quanto affermato dagli eredi, laddove gli stessi sostengono che l’assenza di un fine di lucro non dimostra, di per s√©, il fine culturale dell’evento e che, al contrario, anche un evento culturale, se organizzato a preminente fine commerciale, si pone al di fuori delle esimenti previste dall’art. 97 L.d.A.. Da quanto sopra esposto discende la necessit√†, ai fini del decidere, di valutare natura e finalit√† della kermesse “Un’avventura, le emozioni”. Al contrario di quanto sostenuto dalle parti appellate, tale indagine √® ammissibile.

Sulla base della documentazione agli atti, la Corte ritiene che la manifestazione per cui è causa abbia natura e finalità essenzialmente culturali e commemorative. Al di là del valore culturale, e non solo ricreativo, delle esecuzioni musicali che hanno scandito tutte le rassegne per cui è causa, il programma delle stesse ha previsto anche mostre e dibattiti, il cui effettivo svolgimento è asseverato da numerosi articoli di giornale depositati in atti.

In conclusione, la Corte ritiene che il comportamento del Comune di Molteno non sia censurabile n√© sotto il profilo del diritto all’immagine, e in riforma dell’impugnata sentenza, da tutte le domande contro lo stesso proposte e relativi capi di condanna, risarcitoria e inibitoria. Sulla domanda di risarcimento proposta dal Comune di Molteno.

Ritiene la Corte che la pubblicazione, a cura del Comune e a spese degli attori, sui quotidiani “La Provincia di Lecco” e “Corriere della Sera”, a caratteri doppi del normale, del dispositivo della presente sentenza, esclusi i capi relativi alle spese di lite dei due gradi di giudizio, sia integralmente satisfattivo del pregiudizio all’immagine subito dal Comune.

Ritenuto assorbito e in ogni caso rigettato ogni altro motivo d’appello, la sentenza del Tribunale di Milano deve essere integralmente riformata, nei termini di cui al dispositivo e per i motivi di cui sopra.

Le spese di lite dei due gradi di giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza, che è totale in capo a G.L.V., L.F.C.B., ACQUA AZZURRA SRL e AQUILONE EDIZIONI SRL.

P.Q.M.

La Corte

Nella causa d’appello promossa da COMUNE DI MOLTENO contro G.L.V., L.F.C.B., ACQUA AZZURRA SRL e AQUILONE EDIZIONI SRL, in accoglimento dell’appello e in totale riforma della sentenza n. 7296/2011 del Tribunale di Milano (estensore Dott. Paola Gandolfi);

assolve il COMUNE DI MOLTENO da tutti i capi di condanna pronunciati contro lo stesso in primo grado;

condanna G.L.V., L.F.C.B., ACQUA AZZURRA SRL e AQUILONE EDIZIONI SRL a restituire al COMUNE DI MOLTENO quanto da questo corrisposto agli stessi in esecuzione della sentenza di primo grado;

ordina la pubblicazione del dispositivo della presente sentenza, esclusi i capi relativi alle spese, a cura della parte appellante e a spese delle parti appellate, per una volta e a caratteri doppi, su La Provincia di Lecco e sul Corriere della Sera;

condanna G.L.V., L.F.C.B., ACQUA AZZURRA SRL e AQUILONE EDIZIONI SRL a rifondere al COMUNE DI MOLTENO le spese di lite del primo grado di giudizio, liquidate in Euro 8.405,00 complessivi (di cui Euro 6.500,00 per onorari e Euro 330,00 per spese) oltre IVA, CPA e rimborso forfettario spese generali;

condanna G.L.V., L.F.C.B., ACQUA AZZURRA SRL e AQUILONE EDIZIONI SRL a rifondere al COMUNE DI MOLTENO le spese di lite del grado d’appello, liquidate in Euro 5.500,00 complessivi, oltre IVA e CPA.

Così deciso in Milano, il 14 giugno 2013. Depositata in Cancelleria il 9 agosto 2013.

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