Il diritto di immagine e le azioni per la tutela del diritto: azione inibitoria e risarcimento del danno

Il diritto di immagine e le azioni per la tutela del diritto: azione inibitoria e risarcimento del danno

Il diritto di immagine e le azioni per la tutela del diritto.

Il diritto di immagine e le azioni per la tutela del diritto riguardano l’azione inibitoria e la sua finalità.

L’azione inibitoria serve ad impedire la prosecuzione o il ripetersi dell’illecito. Questa azione ha come fine il risarcimento del danno per l’indebito utilizzo dell’immagine.

Qualora dei terzi espongano, pubblichino o comunque sfruttino l’immagine altrui al di fuori dei casi consentiti dalla legge, l’interessato può rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Il fine di una tale azione sarà:

  • la cessazione del comportamento abusivo;
  • accompagnato dalla richiesta di risarcimento del danno ed eventualmente la pubblicazione della sentenza di condanna.

Legittimati ad agire sono l’interessato ed alcuni dei suoi congiunti (genitori, coniuge, figli).

In nessun caso gli stretti congiunti possono vietare l’utilizzo dell’immagine cui abbia acconsentito il diretto interessato.

A) Azione inibitoria.

Il giudice può disporre qualsiasi provvedimento idoneo ad impedire la prosecuzione o il ripetersi dell’illecito. È frequente che la tutela si realizzi attraverso una sentenza di condanna che ordini la cessazione del fatto lesivo. Tuttavia non è esclusa l’adozione di provvedimenti cautelari d’urgenza (art. 700 c.p.c.).

Per esempio, al fine di evitare il ripetersi dell’abuso, il giudice può disporre la consegna al titolare del diritto all’immagine di tutti i negativi delle fotografie a lui scattate.

B) Il danno patrimoniale.

La persona lesa può inoltre ottenere il risarcimento del danno derivante dall’utilizzo indebito della sua immagine.

Il risarcimento concerne tanto il danno patrimoniale. Esso consiste nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito dalla pubblicazione e di cui abbia fornito la prova, quanto di quello non patrimoniale, a prescindere dalla concomitante commissione di un illecito penale.

C) Il danno non patrimoniale.

L’abuso dell’immagine altrui obbliga al risarcimento del danno non patrimoniale anche quando non integri la fattispecie del reato di diffamazione.

Raramente dalla divulgazione illegittima dell’immagine consegue un danno patrimoniale. Ciò avviene, prevalentemente, nel caso di illecito sfruttamento a fini pubblicitari dell’immagine di una persona nota.

In quest’ipotesi è possibile ravvisare:

  • un danno emergente, per la diminuzione di valore commerciale dell’immagine dovuto alla pubblicazione della medesima (c.d. danno da “annacquamento”);
  • ma anche un lucro cessante, inteso come mancata remunerazione che la persona nota avrebbe potuto ottenere sfruttando la propria immagine in casi simili (c.d. “prezzo del consenso alla pubblicazione”).

Secondo una recente sentenza l’illecita pubblicazione dell’immagine altrui obbliga al risarcimento anche dei danni patrimoniali. Questi consistono nel pregiudizio economico di cui la persona danneggiata abbia risentito per effetto della pubblicazione e di cui abbia fornito la prova.

D) Il risarcimento in via equitativa.

Se non possano essere dimostrate specifiche voci di danno, la parte lesa potrà far valere il diritto al pagamento di una somma. Tale somma corrisponde al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione. Si giunge così ad ammettere la quantificazione dell’importo in via equitativa.

Al contrario, il danno conseguente allo sfruttamento abusivo dell’immagine di una persona sprovvista di notorietà, trattandosi di un caso di lesione di diritti inviolabili della persona costituzionalmente garantiti, viene ricondotto nell’alveo del danno non patrimoniale.

E) Il risarcimento del danno non patrimoniale.

Peraltro, il risarcimento di un danno non patrimoniale è stato riconosciuto anche in favore della persona celebre ove l’immagine di un suo sosia sia stata pubblicata in atteggiamenti tali da ledere la sua reputazione.

Va segnalato che parte della dottrina era già arrivata a proporre la risarcibilità del danno non patrimoniale attraverso un percorso logico differente.

Secondo alcuni autori, infatti, dal momento che l’art. 10 prevede espressamente la cessazione dell’abuso “salvo il risarcimento dei danni”, questa ipotesi di tutela risarcitoria costituirebbe uno dei “casi previsti dalla legge” che giustificherebbero anche il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Viene infatti sottolineato che, se si interpretasse tale inciso restrittivamente nel senso di un risarcimento del solo danno patrimoniale, non vi sarebbe stato bisogno della precisazione.

La prova del danno patrimoniale sofferto dal soggetto leso deve riguardare sia il profilo del danno emergente che quello del lucro cessante .

F) La quantificazione del danno.

Il danno deve essere provato nella sussistenza e, per quanto possibile, nell’ammontare.

Nel caso di lesione del diritto all’immagine, la quantificazione del danno patrimoniale risarcibile risulta tutt’altro che agevole. La giurisprudenza più recente utilizza i criteri che si trovano ora enunciati nell’art. 128 della legge sul diritto di autore.

Sulla base di questi principi, il risarcimento del danno patrimoniale deve essere commisurato alla somma che il soggetto leso avrebbe potuto conseguire. Questa ipotesi riguarda la negoziazione dei diritti e la perdita del compenso che il soggetto avrebbe potuto conseguire.

La liquidazione va compiuta in via equitativa anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione del diritto.

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Claudia è un avvocato che si occupa di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, sceneggiatori, registi, produttori cinematografici e televisivi indipendenti, musicisti e fotografi.

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