Fair use e Appropriation Art: i casi emblematici

Fair use e Appropriation Art

Dottrina del fair use nel sistema statunitense applicata all’Appropriation Art. 

I casi emblematici

Art Rogers v. Koons e Blanch v. Koons

Emblematiche le due opposte decisioni dei casi che hanno visto coinvolto Jeff Koons.

Fair use e Appropriation Art: i casi emblematici

Art Rogers v. Koons 

Il primo caso riguarda la ripresa della “String of puppies”, una fotografia di Arthur Rogers (qui sotto), nella quale apparivano due signori seduti su una panchina con in braccio quattro cuccioli di cane.

La fotografia era stata utilizzata da Jeff Koons, non come semplice ispirazione, ma esattamente come prototipo di una scultura fatta realizzare da un artigiano italiano. L’opera di Koons riproduceva esattamente i due signori seduti su una panchina, nonché — in braccio agli stessi — la c.d. stringa dei cuccioli (string of puppies), realizzando una scultura e connotandola di un cromatismo molto vivace.

La decisione – in questo caso, la Corte Federale americana – ha dato torto a Jeff Koons, considerando che non si trattava di una satira dell’opera d’arte che Koons aveva voluto copiare, ma di una satira della società, del modo della società di porsi rispetto all’oggetto. Per questo motivo quindi non trasmetteva nessun messaggio che avesse riguardo all’opera originaria, rappresentata dalla fotografia di Arthur Rogers. In questo caso i giudici americani hanno valorizzato l’assoluta uguaglianza tra l’opera originaria e la scultura che la riproduceva. Quest’ultima non aveva aggiunto nulla e soprattutto non poteva definirsi parodia dell’opera originaria, bensì semmai parodia nei confronti della società. L’artista aveva asservito alla sua idea l’opera del fotografo che invocava protezione a norma della legge sul diritto d’autore.

Blanch v. Koons

Il secondo caso sopra citato, che parimenti vedeva coinvolto Jeff Koons, veniva invece risolto nel senso opposto, potendosi cogliere le ragioni della diversa scelta attuata nelle motivazioni delle due decisioni. Si trattava della riproduzione in un dipinto di Koons di una fotografia di Andrea Blanch, realizzata per una pubblicità di sandali di Gucci e raffigurante due piedi incrociati, calzati appunto da detti sandali. Tale immagine veniva ripresa da Jeff Koons in un famoso dipinto (Niagara), di notevoli dimensioni, elemento questo non trascurabile, tanto che veniva considerato nella sentenza. In questo caso era valorizzato che la fotografia era stata inserita nell’opera successiva di Koons, ma con notevoli trasformazioni. Il dipinto, infatti, raffigurava ben quattro coppie di piedi e non più solo una coppia, alcune “vestite”, altre prive di scarpe, su un fondo completamente diverso, ed altresì con un’inversione, perché la fotografia originaria rappresentava le punte dei piedi rivolte verso l’alto, mentre nell’opera pittorica queste si trovano rivolte verso il basso, avendo, inoltre, Koons aggiunto anche un calcagno che non si vedeva nella fotografia originale ed avendo così realizzato un’opera del tutto diversa. La corte statunitense negava quindi protezione alla fotografia.

Patrick Cariou v. Richard Prince

Nel 2000 il fotografo Patrick Cariou pubblicò l’opera Yes Rasta, una raccolta di fotografie di ritratti e paesaggi immortalati nell’arco di sei anni di vita tra i Rastafarians in Giamaica.

Dottrina del fair use nel sistema statunitense

Richard Prince – noto artista appropriationist – utilizzò quarantuno fotografie tratte da Yes Rasta, senza richiedere alcun consenso al fotografo, per la realizzazione di una serie di dipinti e grandi collage fotografici intitolati Canal Zone. Le opere furono esibite tra il 2007 e il 2008 presso l’hotel Eden Rock in Saint Barthélemy e, successivamente, presso la Gagosian Gallery a New York; quest’ultima pubblicò e mise in vendita un catalogo che conteneva riproduzioni delle opere di Prince. Nel caso Richard Prince, come già nel caso Rogers v. Koon, si deve rilevare come il giudice statunitense abbia indicato che affinché nella “appropriation art” vi sia un lavoro originale, degno di protezione alla luce del diritto d’autore, è necessario che vi sia il c.d. “fair use”, nel senso che l’opera oltre ad essere una satira della società materialistica, sia anche una parodia, un commento, una reintegrazione dell’opera originale.

La decisione

Nel caso Prince il giudice della District Court osserva che, nel creare i quadri della serie “Canal Zone”, Richard Prince abbia utilizzato quali pezzi dei suoi collages le fotografie di Cariou, mostrando di rendere omaggio alle opere di pittori quali Picasso, Cezanne, Warhol, de Kooning. Tuttavia appariva chiaro che Prince non intendesse commentare Cariou e che il suo lavoro non fosse sufficientemente “trasformativo”.

Mattel, Inc. v. Walking Mountain Productions

Il carattere trasformativo dell’uso nell’Appropriation Art è più agevolmente riscontrabile laddove l’appropriazione ricada su immagini emblematiche di un certo genere, cultura o stile. Ciò risulta ad esempio in modo evidente nel caso Mattel, Inc. v. Walking Mountain Productions, relativo all’utilizzo della bambola Barbie nelle controverse fotografie di di Thomas Forsythe.

Dottrina del fair use nel sistema statunitense

Quest’ultimo aveva realizzato una serie fotografica, intitolata Food Chain Barbie, composta da settantotto fotografie che mostravano una Barbie nuda, in pose comiche e a sfondo sessuale. Mattel citò in giudizio il fotografo per violazione del copyright, nonché contraffazione di marchio e del trade dress (ossia, dell’immagine del prodotto).

La Decisione

La corte distrettuale prima, e la corte d’appello dopo, hanno ritenuto che l’utilizzo in questione costituisse fair use, riconoscendo il carattere trasformativo dell’uso. Appare utile ripercorrere le motivazioni della corte d’appello sul punto. La corte ha riconosciuto che le opere del fotografo costituivano una parodia (forma d’arte protetta dal Primo Emendamento che sancisce la libertà d’espressione) della Barbie e di tutto ciò che quest’ultima rappresentava. Sotto tale profilo, la corte ha rilevato come la Barbie, attraverso l’imponente attività di marketing svolta da Mattel, incarni oramai l’ideale di donna americana assurgendo al ruolo di “symbol of American girlhood” se non, addirittura, di vera e propria “cultural icon.” Proprio per il rilevato valore iconico, la Barbie si prestava ad essere utilizzata come uno strumento per criticare i valori da essa rappresentati  nella specie il consumismo e i valori della società moderna.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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