Il contratto “atipico” di edizione musicale

Se siete dei musicisti e volete cedere i vostri diritti d’autore a una etichetta discografica, sappiate che non vi serve necessariamente un contratto di edizione musicale.

Si avete letto bene.

La legge non richiede necessariamente un contratto ma sicuramente serve un atto scritto per provare la cessione. Andrebbero bene, per esempio, i bollettini SIAE? Nella causa instaurata da Alessandro De Simone, ex componente dei Lunapop, sono stati sufficiente.

De Simone infatti aveva chiesto al Tribunale la condanna di 2 etichette musicali, editrici dei brani musicali “Resta con me” (scritte da De Simone e Cremonini) e “Se ci sarai” (scritta da De Simone), alla restituzione di quanto da esse incassato tramite la SIAE negli anni 2000-2008.

Sia in primo grado che in appello la domanda proposta dall’attore era stata rigettata.

I Giudici infatti avevano ritenuto che i bollettini SIAE di ripartizione e deposito delle opere musicali, sottoscritti dagli autori e dagli editori, fossero documenti idonei a provare per iscritto l’avvenuta conclusione di un contratto di cessione dei diritti di utilizzazione economica sui brani per il cui esercizio era stato conferito mandato congiunto alla SIAE.

De Simone ha provato ad impugnare la decisone, ma la Cassazione ha respinto le sue richieste sottolineando che il contratto di edizione musicale è un contratto atipico.

La Cassazione ha quindi ribadito che il contenuto del bollettino SIAE, compilato dalle parti, è idonea prova scritta del pregresso contratto di edizione inter partes.

In particolare:

  • il contratto atipico di edizione musicale (con cui l’autore o compositore di un’opera musicale trasferisce all’editore i diritti di utilizzazione economica, riservandosi una quota dei proventi che maturano in conseguenza della sua utilizzazione) può essere concluso anche verbalmente, sebbene tra le parti la conclusione debba essere provata per iscritto, ai sensi dell’art. 110 l.d.a.;

  • nel caso di specie, la sottoscrizione dei bollettini SIAE da parte di autore ed editore attestava l’avvenuta conclusione del contratto di edizione, poiché in essi era chiaramente «riportato lo schema del riparto dei proventi» – comunicato alla SIAE affinché vi desse esecuzione in forza del mandato congiunto ricevuto – e, nel sottoscriverli, autori ed editori avevano espressamente dichiarato che «le indicazioni e i dati contenuti nel presente bollettino corrispondono a verità», sicché fu lo stesso De Simone a dare atto della qualifica di editore delle società cofirmatarie, e dunque «implicitamente, ma inequivocabilmente, dichiarò di aver trasferito i propri diritti di utilizzazione economica delle due opere, con conseguente loro diritto a percepire i relativi proventi nella misura concordata»;

  • era quindi lo stesso contenuto dei bollettini a provare per iscritto la conclusione del contratto (e non la deduzione  del fatto ignoto della previa stipula del contratto di edizione dal fatto noto della loro sottoscrizione);

  • a tal fine non rilevava la delibera della Commissione SIAE del 3 luglio 2007 (che inserì nei bollettini la  dicitura «non sostituisce il contratto di edizione») perché i bollettini in esame furono depositati il 13/01/2000 e comunque non valevano a sostituire il contratto di edizione, bensì a fornirne la prova scritta;

  • peraltro, alla data del 13/01/2000 l’album era stato già pubblicato e sino al 2003 il De Simone non lamentò alcunché a fronte della  disposta ripartizione dei proventi, «il che conferma ulteriormente che egli fosse ben consapevole dell’avvenuta conclusione del contratto di edizione musicale»;

  • non vi è nemmeno contestazione che gli editori abbiano concretamente impegnato la loro attività imprenditoriale per  promuovere la diffusione delle opere, ottenendo un grande successo, di cui ha indubbiamente beneficiato il De Simone;

  • né vi è incertezza sull’oggetto del contratto, i cui contenuti essenziali sono menzionati nel bollettino.

Alla luce di siffatte argomentazioni deve quindi concludersi che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, o comunque di inidoneità della motivazione, il motivo mira in realtà ad una diversa valutazione dei fatti storici e delle risultanze probatorie, che è però di esclusiva spettanza del giudice di merito (Cass. Sez. U, 34476/2019).

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