Plagio d’autore: “il bello del Plagiarismo è l’assenza di talento” 🔫

Plagio d'autore

Plagio d’autore

Con il termine plagio, nel diritto d’autore, ci si riferisce all’appropriazione, tramite copia totale o parziale, della paternità di un’opera dell’ingegno altrui. Il termine trova riscontro nell’inglese plagiarism e nel francese e tedesco plagiat, e deriva dal latino plagium (furto, rapimento). Anche in materia di diritto d’autore italiano, si usa correntemente il termine plagio per designare l’appropriazione, totale o parziale, di un’opera dell’ingegno altrui nel campo della letteratura, dell’arte, della scienza, o comunque coperta dal diritto d’autore, che si voglia far passare per propria. Tale contraffazione può avere, oltre ai risvolti di natura civilistica, anche risvolti di natura penalistica. La Convenzione di Berna, adottata a Berna nel 1886, fu la prima convenzione internazionale a stabilire il riconoscimento reciproco del diritto d’autore tra le nazioni aderenti.

Plagio d’autore.

Zevs disegnando il logo di Chanel sulla facciata del palazzo di Armani ad Hong Kong (che avesse semplicemente sbagliato palazzo?), non ha fatto altro che ripercorrere una strada battuta da una scuola di artisti del novecento ben avvezzi a plagi e sberleffamenti di opere d’arte. Tra i padri di questa estetica Marcel Duchamp il quale ha adottato la Gioconda di Leonardo da Vinci e le ha dipinto un paio di baffetti. Un tocco di pennello tanto semplice quanto dissacratore che ha privato il sorriso della Monna Lisa di tutta quella carica emotiva che l’ha reso il dipinto più noto al mondo. Come Duchamp, per restare tra i “grandi”, anche Picasso, Dalì, Warhol e Paolini. Negli anni ’80 la tendenza ad attualizzare iconografia e opere d’arte di altri tempi prende il nome di anacronismo.

I baffi della Gioconda.

“Il bello del Plagiarismo è l’assenza del talento”. È praticamente vero, poiché chiunque possiede un computer è in grado di fare copia/incolla. Chi vuole plagiare riconosce in una fonte la credibilità e l’originalità del contenuto senza soffermarsi su concetti come “giusto” o “sbagliato”.

Esiste però un metodo, un’etica del plagio? È possibile sfruttare tale attitudine in modo creativo, culturalmente valido, moralmente accettabile?

In un mercato dell’arte che trae ispirazione da un’ideologia capitalistica ancora attuale, in cui l’indice di gradimento diviene il timone dei metodi e dei movimenti artistici a venire, il talento non è importante quanto il concetto in un’opera. Viene attribuito al talento un significato particolare; si tratta di una qualità che indica una sensibilità che non tutti sviluppano, ma che tutti potenzialmente hanno. Karl Marx stesso afferma che tutti debbano avere il diritto di accostarsi all’arte e la possibilità di svilupparla.

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Claudia è un avvocato di diritto d'autore, dei media e dell’entertainment. Rappresenta autori, musicisti e produttori cinematografici indipendenti.

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