Come mai non è stata ancora recepita la Direttiva Barnier in Italia?

Come mai non è stata ancora recepita la Direttiva Barnier

Come mai non è stata ancora recepita la Direttiva Barnier in Italia? (di Angela Patalano)

Nell’industria musicale la gestione dei diritti d’autore e dei  diritti connessi è affidata a società di gestione collettiva (collecting societies), le quali “agiscono in qualità di fiduciarie dei titolari di diritti”.

La SGC “amministra, monitora, riscuote e ripartisce il pagamento dei diritti d’autore per ogni gruppo di titolari” secondo la normativa nazionale.

La maggior parte delle collecting hanno una natura privatistica, fatta eccezione per l’Italia, dove non solo la SIAE ha natura pubblicistica ma opera in un regime di monopolio di fatto da 130 anni.

Una fortezza indistruttibile, un sistema ormai da scardinare e una difficoltà e riluttanza del nostro Paese all’adozione della Direttiva Bernier, la quale invece, sancirebbe la fine di un dominio.

La matematica non è un opinione e i numeri parlano chiaro.

Nel corso della lunga vita della SIAE, molti artisti le hanno affidato i loro diritti percependo probabilmente 1/3 di quanto realmente spettasse loro.

Ma non solo, i dati SIAE sono difficilmente verificabili e gli associati non hanno reale contezza di quanto abbiano effettivamente percepito dallo sfruttamento altrui delle loro opere. Ma soprattutto la SIAE è famosa per i suoi conti in rosso.

Le cose sono iniziate a cambiare da quando esistono altre società di collecting (sul territorio italiano sono presenti più di 100 start-up) .

In modo particolare Soundreef ha un sistema efficiente, trasparente e celere di gestire i diritti d’autore dell’artista.

Soundreef consente, nell’arco di poco tempo, di percepire il ricavato per lo sfruttamento della propria opera. Inoltre ogni associato ha possibilità di poter localizzare, mediante il proprio account, il luogo in cui è stata utilizzata la sua musica e quanto abbia effettivamente guadagnato dallo sfruttamento.

La società è cambiata e il mercato segue le regole di una cultura in continua trasformazione.

La Politica e la SIAE dovrebbero consentire ai giovani di operare in un regime di libera concorrenza anzichè far guerra a suon d’interviste.

Ma come mai non è stata ancora recepita la Direttiva Europea 2014/26/UE (Direttiva Barnier)?

L’hanno definita come “Una tra le più articolate e complesse direttive mai adottate da Bruxelles in materia di diritto d’autore. E senz’altro tra le più difficili da attuare in Italia.”

Ad avviso di chi scrive, la direttiva non è complessa, nè difficile da attuare.

In Italia abbiamo un meccanismo, (quello della SIAE) che non consente di creare un mercato concorrenziale, mentre la Direttiva si schiera a favore di un sistema di collecting multiterritoriale, garantendo la possibilità di scegliere a chi affidare la gestione dei propri diritti, all’interno del territorio europeo.

Ma allora potendo l’Italia, secondo la Direttiva Barnier, consentire la presenza di altre collecting sul territorio italiano, qual’è la ragione per la quale continua a sussistere un monopolio di fatto?

La ragione è di carattere politico.

La Direttiva, seppur in maniera ristretta, lascia al governo la sorte delle società di gestione collettiva, difatti la SIAE opera con il beneplacito della Politica.

Pertanto è da imputare a quest’ultima la presenza del regime monopolistico.

La politica e la SIAE che relazione hanno per mantenere questo status?

Il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini cosi giustifica il monopolio : “Mantenere un operatore unico – ferma restando, ovviamente, la competizione nel settore della musica online, come si è detto – è, tra le altre cose, dovuta all’esigenza di avere un ente pubblico a base associativa che, amministrando vari repertori, può far sì che quelli più ricchi sostengano quelli che lo sono meno e che autori di maggior successo sostengano quelli meno noti e più giovani.

Una finalità sociale che contribuisce a mantenere vivo il nostro patrimonio artistico e la diversità culturale italiana.”

Il sistema in cui ha operato la SIAE appartiene ad una legge, quella sul diritto d’autore, ormai datata, che non valorizza i giovani, ma soprattutto mal si concilia con le attuali esigenze.

Quelle della società dell’informazione, la quale, invece, necessita non solo di una normativa ad hoc, ma di un Comitato presente nelle aule parlamentari preposto alla loro tutela.

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