Diritto di autore e forma scritta: per trasferire validamente un diritto occorre menzionarlo espressamente

Diritto di autore e forma scritta

Diritto di autore e forma scritta.

Diritto di autore e forma scritta: come è disciplinato il trasferimento dei diritti di utilizzazione economica di un’opera dell’ingegno?

Diritto di autore e forma scritta. Seppure il principio cardine del trasferimento del diritto d’autore sia la libera disponibilità del diritto anche nella scelta del modello contrattuale di cessione, ci sono degli obblighi inderogabili a carico delle parti.

Pena: la nullità del contratto stesso.

Al fine della prova della trasmissione dei diritti di sfruttamento economico su un’opera,  l’art. 110 L.d.A. prevede la forma scritta.

Su tale premessa poggia un altro principio fondamentale sancito dall’art. 119 L.d.A. che è quello dell’indipendenza dei diritti e delle facoltà che lo compongono.

Ciò comporta che, salvo pattuizione espressa, l’alienazione non si estende ai diritti di utilizzazione dipendenti dalle eventuali elaborazioni e trasformazioni di cui l’opera è suscettibile, in rispetto del principio dell’indipendenza dei diritti di utilizzazione economica.

Infatti, l’alienazione di uno o più diritti di utilizzazione non implica, salvo patto contrario, il trasferimento di altri diritti che non siano necessariamente dipendenti dal diritto trasferito, anche se compresi nella stessa categoria di facoltà esclusive.

In sostanza per trasferire validamente un diritto occorre menzionarlo espressamente nel relativo contratto di cessione.

Diversamente tale diritto non può intendersi implicitamente o in via presuntiva inglobato in altri diritti al contrario espressamente ceduti in quanto appartenenti alla stessa categoria, né può essere sussunto in una categoria astratta e generica di diritti dei quali si elencano solo alcune facoltà e non altre.

Dottrina e giurisprudenza sono ormai concordi.

Dottrina e giurisprudenza ritengono applicabili le norme previste nel Capo II, incluse quelle disciplinanti il contratto di edizione (artt. 118 – 135) della legge sul diritto d’autore, anche a contratti diversi da quello di edizione per le stampe, prevedendo le norme del suddetto Capo II delle disposizioni che possono essere assunte quali regole generali in materia.

In particolare, sono state ritenute applicabili – secondo la communis opinio – a contratti diversi da quello di edizione le disposizioni di cui all’art. 119, III, IV e V comma, LDA, esprimendo queste principi di carattere generale di tutta la disciplina della legge sul diritto d’autore (De Sanctis – Fabiani, I contratti di diritto d’autore, in Trattato di diritto civile e commerciale, Milano, 2007; De Sanctis, Il contratto di edizione, in Trattato di diritto civile e commerciale Cicu – Messineo, continuato da L. Mengoni, Milano , 2000; Id., Autore (diritto di), in Enc. Dir., 4, 1959; Trib. di Roma, 26.06.2001).

I “diritti di elaborazione”, che rappresentano nel panorama dei diritti patrimoniali afferenti un’opera dell’ingegno, una categoria ampia e variegata, per essere validamente trasferiti necessitano di una precisa ed espressa menzione che determini quale utilizzo specifico si intende cedere (i.e. elaborazione in sede cinematografica e/o televisiva e/o radiofonica e/o teatrale e/o multimediale ecc…).

La specificità della trasmissione dei diritti di elaborazione va esplicitamente dichiarata mediante patto espresso il quale deve indicare ogni singola forma di elaborazione come richiede il IV comma dell’art. 119 LDA (da provare per iscritto ex art. 110 LDA in caso di controversia tra le parti), in quanto tale norma oltre a poter essere considerata una regola generale, come sopra ampiamente chiarito, vuole evitare quei trasferimenti e quindi le utilizzazioni c.d. incerte delle opere (Ubertazzi, Commentario alle leggi sulla proprietà intellettuale e concorrenza, Cedam, 2012).

Pertanto, in difetto di tale esplicita pattuizione l’atto si intende nullo nella parte in cui il contenuto è viziato dalla genericità del suo oggetto.

In questo senso giurisprudenza e dottrina consolidata si sono uniformate da lungo tempo, di guisa che “quando l’interpretazione del contratto concreto conduca a ritenere conforme all’intento dei contraenti l’attribuzione di determinate facoltà, non è legittima l’estensione ad altre”. Da tale assunto si arriva alla disapplicazione dell’art. 1362 c.c. che fa prevalere la comune intenzione delle parti sul tenore letterale del documento contrattuale: “la trasmissione del diritto d’autore (…) avverrà nella misura consentita dal tenore testuale del documento”.

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